giovedì 10 dicembre 2015

I turdilli



" Pe Ammaculata a prima padejata "
( Per l'Immacolata la prima padellata )

Oggi ci spostiamo in provincia di Cosenza per parlare di questi dolcetti che si iniziano a preparare già dalla vigilia dell'Immacolata. Eh si, per tradizione in questo giorno bisogna friggere. Dolce o salato non ha importanza, l'importante è friggere!
Ritorniamo però ai turdilli o cannariculi o crustoli. Nomi diversi a seconda del paese di riferimento ed anche preparazioni differenti per indicare questi golosi dolci natalizi che non possono mancare sulla tavola di Natale di noi calabresi. Si tratta di una specie di gnocchi dolci fritti e poi immersi nel miele, che dovrebbe essere di fichi. Ma essendo impossibile reperirlo si può usare miele di zagara o di castagno.
Il termine turdillo sembra derivare dal greco e sta ad indicare un piccolo tordo o comunque qualcosa di piccolo. Ma è molto difficile risalire al significato originale.
Secondo la mitologia sembra invece che il turdillo sia stato portato da Brezio, figlio di Ercole, fondatore della città di Cosenza.
Come consuetudine per questo tipo di preparazioni non esistono dosi in grammi, esistono mani ed occhi o più correttamente vista e tatto.  La regola delle nostre nonne era " quanta si da pijia "  ( quanto se ne prende ). La ricetta che posto è quella tradizionale, tra gli ingredienti non sono contemplate le uova, solo farina, zucchero, olio,vino, cannella, buccia d'arancia e miele. L'unica modifica che ho apportato è la sostituzione del vino con il vermouth.

Ingredienti
1 bicchiere di vermouth
1 bicchiere di olio evo
1 arancia
un cucchiaino di cannella in polvere
3 cucchiai di zucchero
farina 00 q.b.
miele di castagno
olio di semi per friggere

Preparazione
Fate bollire l'olio e il vermouth e poi lasciateli intiepidire.Versateli poi in una ciotola, unitevi lo zucchero, la cannella e la buccia dell'arancia grattugiata, mescolate e mettete tanta farina quanto basta per ottenere un impasto morbido. Lavoratelo bene e fatelo riposa per circa 30 minuti. Poi staccate dei pezzetti, filateli a bastoncini e passateli o sulla forchetta o sull'arriccia gnocchi. - Le nostre nonne usavano un cestino di vimini detto " u crivu " -


Friggete i turdilli in abbondante olio, e poi fateli asciugare su carta assorbente da cucina. Intanto mettete sul fuoco una pentola con abbondante miele di castagno e fatelo scaldare. Immergete pochi turdilli alla volta mescolando delicatamente. Con una schiumarola toglieteli dal miele e adagiateli in un vassoio. Se vi piacciono potete decorare i turdilli con i confettini colorati. Io ho preferito grattugiare un'arancia.
 Gustosissimi e profumatissimi i nostri turdilli o turdiddri come li chiamano a Cosenza.







8 commenti:

  1. Chi sa che buoni che sono e con quel miele sopra....mmmm... che delizia !

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  2. quanto mi ispirano mia cara, ma sono un po' simili agli strufoli???Baci Sabry

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  3. Non li conoscevo e così neanche la loro storia. Devono essere molto gustosi
    Bacioni
    Ale

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  4. Come mi piacciono questi piatti della tradizione.
    Molto invitanti :)
    Un bacio

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  5. Come sempre cara Barbara i tuoi post sono interessantissimi in quanto esponi la storia che c'è dietro ogni piatto e si percepisce il tuo amore per le splendide tradizioni della tua terra che condividi con noi tutti.....grazie mille:))
    Come puoi immaginare non conoscevo questi meravigliosi dolci..devono essere favolosi e speciali grazie al miele,alla scorza dell'arancia,alla cannella..oltre che sicuramente buonissimi,mi ispirano troppo,bravissima come sempre,complimenti:))
    Un bacione e grazie mille per la condivisione:))
    Rosy

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  6. Buoni e originali preso nota. Grazie cara e buona giornata.

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  7. Wow che delizia, mi fanno venire in mente i Purciadduzzi pugliesi e gli Struffoli napoletani :)

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  8. Che buoni i tuoi turdilli, sono simili agli struffoli napoletani, bella la nota storica,i tuoi post sono sempre interessanti resto sempre affascinata nello scoprire i piatti della tradizione...
    Un abbraccio!
    Lina

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