sabato 30 aprile 2016

Torta al mandarino con gelatina di agrumi



L'ho detto più volte che soffro di " agrumania ", cioè di consumo eccessivo di agrumi. E' d'altronde normale, visto che vivo in una regione che è al secondo posto come produzione di agrumi, subito dopo la Sicilia. Lo sappiamo che consumare agrumi, soprattutto arance e mandarini, apporta tantissimi benefici al nostro organismo e quindi io ho fatto il mio dovere : ho salvaguardato la mia salute e quella dei miei cari e in più ho deliziato le papille gustative  di tutti coloro che hanno assaggiato i miei dolci agrumati. Per adesso mi prendo un periodo di riposo, niente più mandarini ormai, ma sugli alberi ci sono ancora arance e limoni. Vedremo...



Ingredienti
per la torta
2 uova
200 gr di zucchero
100 ml di olio evo
200 ml di succo di mandarino
300 gr di farina 00
1 bustina di lievito

per la gelatina
500 ml di succo di arance, mandarini e limoni
150 gr di zucchero
50 gr di fecola di patate

Per la bagna
Mettete sul fuoco un pentolino con acqua, zucchero e bucce di agrumi, fate bollire per 10 minuti, quindi spegnete e fate raffreddare.

Preparazione
Sbattete in una ciotola le uova con lo zucchero fino a raggiungere una consistenza spumosa, aggiungete l'olio, il succo ed infine gradatamente la farina con il lievito. Versate il composto in una tortiera imburrata e infarinata ed infornate a 180° per 30 minuti circa.


Nel frattempo preparate la gelatina: miscelate a freddo gli ingredienti, poi mettete sul fuoco fino a quando la gelatina non si addensa. Spegnete e fate raffreddare.


Tagliate la torta, inzuppatela con la bagna e farcitela con la gelatina. Infine una spolverata di zucchero a velo e la torta color del sole è pronta.



Avete visto che colore? Giallo oro e questo spicchio è per voi.

giovedì 28 aprile 2016

Tagghiarini cu u sucu ovvero tagliatelle con ragù di maiale




La cucina calabrese ha proprio il colore rosso vivo  e il sapore forte di questo ragù. Certamente non è un piatto di tutti i giorni, è  infatti il piatto della festa, in particolare della domenica, giorno in cui tutta la famiglia si riunisce intorno alla tavola per gustare i manicaretti preparati sapientemente e con  pazienza dalla mamma. E pazienza ce ne vuole tanta perchè il sugo deve cuocere lentamente e a lungo e se possibile dentro una tiana di terracotta.
 Chi mi conosce sa che questi sono i piatti che preferisco, piatti dai sapori forti e dai colori vivi che parlano delle mie radici, della mia terra povera ma sempre ospitale.

Ingredienti
per il ragù
1/ 2 Kg di costatine di maiale
1 Kg di polpa di pomodoro
1 cipolla rossa di Tropea
1 spicchio d'aglio
foglie d'alloro
vino rosso
sale q.b.
olio evo
un cucchiaio di sugna
peperoncino piccante o dolce
pecorino calabrese grattugiato

per le tagliatelle
3 uova
300 gr di farina di grano duro
acqua e sale q.b.

Preparazione
In un tegame versate l'olio e la sugna, poi mettete la cipolla tagliuzzata, lo spicchio d'aglio e le costine di maiale. Fate rosolare bene bene la carne, quindi versate il vino, coprite con il coperchio per qualche minuto e  poi lasciate evaporare a pentola scoperta. Aggiungete la polpa di pomodoro, il sale, il peperoncino, le foglie di alloro e fate cuocere a fuoco basso e a pentola coperta per almeno due ore, se necessario aggiungete qualche mestolo d'acqua tiepida. Il ragù sarà pronto quando l'olio salirà in superficie e la carne si staccherà dall'osso e potrà essere infilzata dai rebbi della forchetta.


Preparate intanto le tagliatelle a mano o con  nonna papera ( io quest'ultima ).  Stendetele su un piano infarinato e fatele asciugare. 


Nel frattempo portate a bollore l'acqua,  versate un filo d'olio, salate e quindi cuocete le tagliatelle. Una volta scolate  mettetele dentro una zuppiera, conditele con il ragù e servitele ben calde con una spolverata di pecorino.
Le costatine accompagnate da patate o verdure saranno uno squisito secondo.



martedì 26 aprile 2016

Crostata agrumata con mandorle ed amaretti





I dolci sono la mia passione, ma più che mangiarli mi piace prepararli per offrirli a parenti ed amici. Mi piacciono soprattutto le crostate e perciò sono sempre alla ricerca di nuove ricette da sperimentare. L'altro giorno girovagando sul web ho scoperto questa bontà e non ho perso tempo...
Rispetto alle ricette visionate ho pensato di sostituire il rum con il limoncello visto che ho usato una marmellata di agrumi.


Ingredienti
Per la frolla
250 gr di farina 00
100 gr di margarina
80 gr di zucchero 
1 uovo e 1 tuorlo
1/2 bustina di lievito per dolci

Per la farcia
1 vasetto di marmellata di arance e mandarini homemade
amaretti
100 gr di zucchero
2 uova
limoncello
buccia di limone
100 gr di mandorle pelate
zucchero a velo

Preparazione
Preparate la frolla impastando velocemente tutti gli ingredienti e mettetela in frigo per 30 minuti circa. Successivamente stendetela sul fondo di una teglia imburrata e infarinata ( 26 cm), rialzandola leggermente lungo il bordo. Distribuite sulla superficie la marmellata e sovrapponete in cerchi concentrici gli amaretti imbevuti precedentemente nel limoncello.

 Frullate le mandorle con un cucchiaio di zucchero e un pò di buccia di limone. Montate le uova per 10/15 minuti con il resto dello zucchero, aggiungete la farina di mandorle e versate  il composto sugli amaretti. 


Infornate in forno preriscaldato a 180° per 25/ 30 minuti. Una volta cotta, sfornate la crostata, fatela raffreddare e poi trasferitela in un piatto da dolci spolverizzandola con zucchero a velo.



venerdì 22 aprile 2016

Crema di liquore al mandarino





Oggi vi invito ad assaggiare ( mi dispiace ma solo virtualmente ) un liquore dalla consistenza cremosa e dal sapore dolce e aromatico. Prepararlo è semplicissimo, l'unica accortezza è utilizzare mandarini non trattati e appena raccolti. Ed io in questo vado sul sicuro giacchè i mandarini calabresi non hanno pesticidi e profumano le nostre cucine per mesi interi tanto è copiosa la loro produzione. E' naturale perciò utilizzarli in tante ricette sia dolci che salate per evitare che vadano a male. E adesso mettiamoci all'opera.



Ingredienti
6 mandarini calabresi
250 ml di alcool puro
500 ml di latte intero
400 gr di zucchero semolato

Preparazione
Lavate bene i mandarini ed asciugateli. Con un coltello affilato tagliate la buccia arancione, facendo attenzione a scartare la parte bianca che è amarognola. Mettete le bucce dei mandarini in un vaso con l'alcool, chiudete bene e lasciate macerare per dieci giorni. Trascorso questo tempo mettete sul fuoco un pentolino con il latte e lo zucchero e procedete con la cottura fintanto che lo zucchero non si sarà sciolto. Spegnete il fuoco e fate raffreddare. Aggiungete quindi  allo sciroppo di latte l'alcool filtrato e imbottigliate. Conservate la crema al mandarino nel congelatore e consumatelo dopo un mese circa.


mercoledì 20 aprile 2016

Baccalà fritto alla calabrese

 


Nonostante i suoi 900 Km di costa la Calabria è una delle regioni con maggiore consumo di merluzzo proveniente dai paesi scandinavi, un consumo che nasce e si afferma nella cultura rurale, un consumo legato alla bontà delle acque aspromontane  nelle quali il pesce artico ha trovato il suo habitat naturale e in particolar modo ai borghi di Mammola e Cittanova. ( qui )
 Il baccalà è l'omologo acquatico del maiale, perchè di lui non si butta niente. E infatti ho letto che nella terra dei Vichinghi la testa del merluzzo viene bollita, le guance vengono fritte in pastella, le uova lessate nella loro sacca si mangiano affettate, il fegato cotto in salsa e la pelle fritta sostituisce il pane. E da noi?  Nella cucina calabrese un posto d'onore lo detengono " i ventriceddhi " o " trippiceddhi " cioè lo stomaco del merluzzo. Un piatto saporitissimo e dal costo abbastanza elevato, 30 euro circa al Kg.
 Sicuramente il baccalà e lo stocco considerati un tempo cibo povero, da consumarsi principalmente il venerdì, oggi sono stati rivalutati e vivono una seconda giovinezza grazie alla cucina di alcuni grandi chef. Io preferisco il baccalà, lo trovo più delicato dello stoccafisso ed amo cuocerlo poco, proprio per non stravolgere il suo sapore e lasciarlo gelatinoso. Anche se il baccalà non ha una netta stagionalità, il piatto che presento oggi è marcatamente invernale, in estate preferisco  cotture più leggere e fresche.

Ingredienti
1/2 di baccalà già ammollato
200 gr di polpa di pomodoro
2 cipollotti
1 spicchio d'aglio
un peperoncino
prezzemolo
sale q.b.
olio evo
olio per friggere
farina di grano duro

Preparazione
Mettete a scaldare dell'olio di semi in una padella, appena è pronto uniteci il baccalà tagliato a pezzi e infarinato. Una volta dorato toglietelo e fatelo asciugare su carta assorbente da cucina.


In un'altra padella versate dell'olio evo, i cipollotti affettati sottilmente, il peperoncino e lo spicchio d'aglio, soffriggete e poi unite la polpa di pomodoro. Salate pochissimo, aggiungete del prezzemolo tritato e fate cuocere per 10 minuti circa.

 
Aggiungete il baccalà e continuate la cottura per altri 10 minuti.

 
Infine spegnete e servite guarnendo il baccalà con del prezzemolo.


 

lunedì 18 aprile 2016

Torta girella alla nutella






Una torta golosissima che sicuramente piacerà ai bambini ed  anche ai non bambini. D'altronde  resistere alla nutella e al cioccolato è difficile, ma un peccato di gola ogni tanto ce lo possiamo permettere. Una torta scenografica, ideale per festeggiare una ricorrenza, che richiede un pò d'impegno unicamente nella preparazione. Niente di complicato tuttavia, soltanto un pò di pazienza.

Ingredienti
Per la pasta biscotto
5 uova
5 cucchiai di zucchero
5 cucchiai di farina
1/2 bustina di lievito
Per la farcia
nutella q.b.
per la copertura 
100 gr di cioccolato fondente

Preparazione
In una ciotola versate le uova con lo zucchero e lavorateli con uno sbattitore fino ad ottenere un composto chiaro e spumoso ( circa 20 minuti ), aggiungete successivamente la farina miscelata con il lievito. Mescolate bene con una spatola per evitare la formazione di grumi. Foderate con carta forno una leccarda, versate il composto ed infornate a 180° per 15/20 minuti. 



Sfornate il biscotto e capovolgetelo su un canovaccio umido, staccando piano piano la carta forno. Arrotolate e fate raffreddare per pochi minuti. 


Trascorso il tempo necessario tagliate il dolce in strisce, io tre perchè volevo una torta alta. Spalmate ogni striscia con nutella e poi incominciate a comporre la torta: arrotolate una striscia su se stessa, poi la seconda sulla prima e così via.


Fate sciogliere il cioccolato a bagnomaria e versatelo sulla base della torta, facendolo cadere anche sui bordi. Mettete infine la torta girella in frigo per un'ora circa e poi...Gustatela.






Con questa ricetta partecipo al contest di Sabrinaincucina " Festeggia con me "




venerdì 15 aprile 2016

Pasta cu u niru da siccia ( col nero della seppia )




Il venerdì che sia o no di Quaresima è tradizione a casa mia mangiare il pesce. Stamane dal pescivendolo ho trovato delle seppie freschissime, le ho fatto pulire con in mente già il piatto da preparare: la pasta al nero di seppia. E' questa una ricetta della tradizione marinara, semplice e dal forte sapore e profumo di mare. Una ricetta che forse per il suo colore insolito e gli inconvenienti che potrebbe arrecare non sempre viene apprezzata. Se volete sfatare questo pregiudizio vi consiglio di preparare questo piatto secondo la tradizione mediterranea. Per prima cosa acquistate delle seppie freschissime e se è il pescivendolo a pulirle assicuratevi che lasci intatto il sacchetto del nero. Oltre alle seppie vi servirà della polpa di pomodoro, degli odori e della pasta, preferibilmente bavette o spaghetti. E, in ultimo, un tovagliolo abbastanza grande da legare al collo per evitare gli schizzi !

Ingredienti
300 gr di spaghetti
500 gr di seppie
200 gr di polpa di pomodoro
1 spicchio d'aglio
1 cipollotto
vino bianco
olio evo
sale q.b.

Preparazione
Prendete le seppie che avete precedentemente pulito e tagliatele a pezzi. In un tegame versate dell'olio evo e fatevi appassire lo spicchio d'aglio e il cipollotto; unite la seppia, fatela rosolare a fiamma alta per pochi minuti e poi sfumate con il vino bianco.


Evaporato il vino aggiungete la polpa del pomodoro, un mestolo d'acqua, il sale e continuate la cottura fintanto che la seppia non sarà cotta.




A questo punto togliete i pezzi di seppia con un pò di sugo e metteteli da parte; nel tegame versate il nero della vescichetta, mescolate e continuate la cottura per altri 5/10 minuti.

  
Lessate gli spaghetti, scolateli al dente e conditeli con il sugo preparato e pezzi del ragù di seppia.


martedì 12 aprile 2016

Posiddhu e frittuli ( piselli e cotiche )





Arriva la Primavera e con essa la voglia di rispolverare ricette con le primizie di stagione. Al mercato fanno capolino sulle bancarelle i primi piselli. Teneri e dolci, racchiusi nei loro baccelli verdi,  mi ricordano il periodo spensierato della mia infanzia. Era usanza infatti stare seduti sui gradini di casa insieme ad amici e parenti  e " scorciuliari " (sgranare ) i piselli ascoltando le storie dei più anziani. Che divertimento! E quanti rimproveri pure, perchè noi piccoli  non solo ci incantavamo ad ascoltare tralasciando il lavoro, ma mangiavamo avidamente " a manate " il poco fatto! Oggi i rimproveri invece me li prendo  quando dico a mia mamma che i piselli li compro già  sgranati. Per lei ciò è inconcepibile, è antieconomico.
Il piatto di oggi che ci arriva dalla cucina povera calabrese è molto semplice e genuino, la presenza delle cotiche lo rende più appetitoso e completo dal punto di vista nutrizionale.
Ingredienti
500 gr di piselli
2 cipollotti freschi
un cucchiaio di sugna , oppure dell'olio evo
2 o 3 cotenne già cotte
sale q.b.
Preparazione
Sgranate i piselli e lavateli sotto l'acqua corrente. In un tegame mettete la sugna e i cipollotti tagliati sottilmente. Appena iniziano a prendere colore versate i piselli con un paio di bicchieri d'acqua. Regolate di sale, coprite e portate a bollore. Abbassate quindi la fiamma, unite le cotiche e continuate la cottura. 



 Mescolate ogni tanto e delicatamente con un cucchiaio di legno e se fosse necessario aggiungete qualche mestolo di acqua tiepida. Spegnete quando i piselli sono cotti e gustateli caldi accompagnandoli con fette di pane casareccio.







giovedì 7 aprile 2016

" U morzeddhu e baccalà "





Il morzello di baccalà è la variante di magro del morzello di trippa (qui ), un piatto tipico della città di Catanzaro. Era usanza servirlo il Venerdì Santo, perchè essendo Quaresima non si mangiava carne. Un piatto basato su tradizioni profondamente sentite tanto che, mescolando sacro e profano, veniva anche chiamato " u morzeddhu da crucia " ( il morzello della croce ). Oggi è possibile prepararlo non solo durante la Quaresima ma in qualsiasi giorno dell'anno e oltretutto rappresenta uno dei piatti tipici delle sagre estive insieme al suo gemello grasso. 
Per gustare il morzello bisogna avere la pitta, un pane caratteristico di Catanzaro dalla forma a ruota di carro, stretto e senza mollica.  E per mangiarlo esiste un rituale: la pitta si divide a pezzi che vengono tagliati a metà, similmente ad una bocca aperta. Subito dopo si riempiono con il pesce e abbondante sugo e successivamente si bagnano le estremità nel morzello. A questo punto la pitta può essere mangiata. Naturalmente con le mani e a morsi e se il sugo tende a scolare, pazienza!  Secondo la tradizione catanzarese ad ogni morso " u morzeddhu t'a dde sculara gargi gargi " ( il morzello deve colare da ogni parte ).
Io oggi ho preparato il morzello con il baccalà, ma va bene anche lo stocco.

Ingredienti
500 gr di baccalà già spugnato
un cucchiaio di concentrato di pomodoro
1 l. di passata di pomodoro
1 cipolla rossa di Tropea
alloro
origano
peperoncino piccante
sale q.b. 
olio evo

Preparazione
Sbollentate il baccalà per pochi minuti, quindi togliete pelle e lische e riducetelo in pezzi grossolani. In un tegame soffriggete in abbondante olio evo la cipolla, aggiungete il baccalà, facendolo insaporire per qualche minuto






e successivamente la passata, il concentrato diluito con un mestolo d'acqua calda e gli odori. 



Lasciate cuocere per un'ora abbondante, aggiungendo dell'acqua tiepida se il sugo dovesse restringersi troppo. Salate alla fine e impepate a vostro piacimento. 



Adesso seguite le istruzioni se volete mangiare " u morzeddhu" nella pitta, altrimenti nulla vi vieta di mangiarlo in una fondina con una fetta di pane casareccio.