giovedì 30 giugno 2016

Pipi arrustuti ( peperoni arrostiti )




I peperoni arrostiti sono un classico contorno estivo saporito e ricco di vitamina A, E e C.  L'importante è avere a disposizione dei peperoni carnosi, dell'ottimo olio extravergine d'oliva e dell'aglio freschissimo. I peperoni arrostiti  per noi calabresi sanno di caldo, di sole, di convivialità e di salsa. Che c'entra salsa vi starete chiedendo? Perchè quando in estate  facciamo la salsa di pomodori è abitudine mettere nelle braci sotto il pentolone i peperoni ad arrostire. Sono buonissimi, sanno di affumicato e il loro sapore è completamente diverso da quelli fatti in forno. Però in mancanza delle braci ci si accontenta anche del forno o anche della  padella con il fondo bucherellato, quella delle caldarroste per intenderci.
I pipi arrustuti possono diventare un ottimo secondo per una cena fredda, in questo caso serviteli con del buon pane casereccio.

(Questi sono peperoni tipici calabresi, molto carnosi )


Ingredienti
peperoni carnosi
aglio
olio evo
sale
peperoncino piccante
prezzemolo e menta

(immagine presa dal web )


Preparazione
Lavate i peperoni, asciugateli e metteteli in forno a 250° finchè la pelle non si brucicchia e  appassisce.


Una volta cotti toglieteli dal forno e metteteli in un sacchetto di carta. Fateli raffreddare e iniziate a spellarli, togliendo il picciolo e i semi. Riducete i peperoni a listarelle e disponeteli su un canovaccio affinchè si asciughino, tamponandoli ben bene. 


Prendete adesso una ciotola e strofinatela con uno spicchio d'aglio. Versate i peperoni, salateli e conditeli con l'aglio tagliato a fettine, il peperoncino piccante, la menta ed il prezzemolo tritati e abbondante olio evo. 



Mescolate e fate riposare prima di consumarli.

martedì 28 giugno 2016

Crostata con frutta fresca e crema




La crostata con la frutta fresca è un classico dolce estivo, apprezzato da tutti e perfetto in ogni occasione. Questa crostata fresca e golosa è facile da preparare, servono soltanto un guscio di pasta frolla, della crema pasticcera al limone e infine tanta fantasia per la decorazione con la frutta fresca che in questo periodo abbonda. Se la consumate subito potete spolverarla con lo zucchero a velo come ho fatto io, altrimenti è conveniente lucidare la sua superficie con la gelatina oppure con la marmellata diluita con un goccio d'acqua sul fuoco per preservare la frutta.

Ingredienti
- per la pasta frolla: 250 gr di farina 00, 100 gr di zucchero, 120 gr di burro, 1 uovo intero e 1 tuorlo, un cucchiaino di lievito per dolci;
- per la crema pasticcera al limone: 500 ml di latte, 3 tuorli, 150 gr di zucchero, 50 gr di fecola, 1 limone;
- per guarnire: fragole, kiwi, arance, nocipesche, more, panna montata, zucchero a velo.

Preparazione
Lavorate farina e burro fino a ottenere un impasto sabbioso, fate la classica fontana e versatevi lo zucchero, l'uovo intero e il tuorlo e il lievito. Lavorate tutti gli ingredienti fino ad ottenere un composto omogeneo che coprirete con la pellicola trasparente e farete riposare in frigo per una mezz'oretta.
Per la crema: scaldate il latte con la buccia del limone; in una ciotola lavorate i tuorli con lo zucchero,aggiungete la fecola setacciata e poi pian piano il latte mescolando con una frusta. Cuocete a fuoco basso finchè la crema non si sarà addensata e poi trasferitela in una ciotola coprendola con la pellicola. Fate raffreddare.


Togliete la pasta frolla dal frigo e rivestite una tortiera imburrata e infarinata. Ricopritela con carta forno messa a contatto e infornate a 180° per 20 minuti circa. Lasciate raffreddare e intanto


 preparate la frutta. Versate infine la crema nel guscio di pasta frolla e posizionate la frutta secondo la vostra fantasia. Qualche ciuffo di panna montata, una spolverata di zucchero a velo ( io non amo la gelatina ) e la crostata è pronta.




domenica 26 giugno 2016

Vrascioli 'e risu


Ecco un antipasto tipico calabrese, un fritto che non manca quasi mai sulla nostra tavola, soprattutto in estate. Quella che vi presento oggi è la ricetta base, le varianti sono molto più sostanziose o piccanti. I vrascioli, non chiamateli per carità crocchette, sono molto semplici da preparare e hanno bisogno di pochissimi ingredienti: riso, uova, pecorino e prezzemolo. Ho scritto giustamente pecorino e non parmigiano o grana, giacchè in casa dei nostri antenati si trovava unicamente lui, il pecorino. Le massaie lo compravano fresco e poi lo facevano stagionare nelle cantine, spalmandolo di olio e peperoncino piccante. Anche in casa mia si faceva così, mia mamma ne comprava 4/5 forme per avere la provvista per tutto l'anno. Oppure lo prendevamo già stagionato da " Luigia a lorda ". Luigia guardava le pecore di Peppe il pastore, preparava e vendeva ricotte e formaggio e viveva in una stanzetta buia insieme insieme a loro." Lorda " nel mio dialetto vuol dire sporca, ma Luigia anche se non lo era dava l'impressione di esserlo, infatti era nera di carnagione per il troppo sole che prendeva andando in giro con le pecore e vestiva pure di nero. In più odorava di formaggio ad un miglio di distanza! Era comunque una brava persona, rispettosa ed educata con tutti.

Ingredienti
500 gr di riso
2 uova
prezzemolo
pecorino q.b.
sale 
olio evo

Preparazione
Lessate il riso in abbondante acqua salata, quando è cotto, scolatelo e versatelo in una ciotola. Quando è freddo unite le uova, il prezzemolo tritato e un pugno di pecorino. Amalgamate il tutto e assaggiate, il pecorino si deve sentire ma non troppo. 



Bagnatevi adesso le mani con olio e date la  forma allungata, tipica dei vrascioli calabresi.



 Friggeteli in abbondante olio evo  ben caldo e appena diventano dorati toglieteli e poggiateli su un vassoio ricoperto di carta assorbente da cucina. Serviteli caldi, ma se per caso ve ne avanzano i vrascioli sono buoni pure freddi. Ed effettivamente ne avanzano pochi perchè c'è più di una manina lunga che li mangia bollenti, appena tolti dalla padella.





venerdì 24 giugno 2016

La Chiffon Cake o per meglio dire la Fluffosa




La Chiffon cake è una torta sofficissima, leggera  anche perchè non contiene burro e alta, anzi altissima. Nel web ce ne sono diversissime, al cioccolato, al pistacchio, al limone, al caffè e tante altre ancora, tutte comunque golosissime. Potevo non farla? Impossibile, troppo buona.  Una tentazione vederla su tanti blog e soprattutto dalle bloggalline che la hanno dedicato pure un libro: Le fluffose.  E così mi sono decisa ed ho comprato il suo stampo, quello con il fondo amovibile e con i piedini per intenderci. Certamente avrei potuto usare uno stampo normale per ciambella ma sono sempre dell'idea che le cose o le fai perbene oppure non le fai per niente. Ho seguito la ricetta classica, sostituendo però il cacao con del cioccolato al latte grattugiato ( riciclo ). Il termine Fluffosa le si addice appieno, credetemi!

Ingredienti
240 gr di farina 00
60 gr di cioccolato al latte grattugiato
300 gr di zucchero
130 ml di olio di semi di girasole
180 ml di acqua tiepida
 7 uova
1 bustina di lievito per dolci
1 bustina di cremore di tartaro
un pizzico di sale


Preparazione

Setacciate la farina, il cioccolato, lo zucchero, il sale e il lievito in una ciotola abbastanza capiente.  Miscelate l'olio e l'acqua e uniteli all'impasto. Amalgamate uno alla volta i tuorli. Montate adesso gli  albumi con il cremore di tartaro e uniteli delicatamente all'impasto che andrete a versare nello stampo da chiffon cake, non imburrato e non infarinato.


Infornate a 160° per un'ora e 15 minuti circa.  Sfornate capovolgendo subito lo stampo.


Una volta che la torta è fredda scivolerà piano piano dallo stampo, senza problemi. Sistematela su un vassoio e cospargetela con zucchero a velo




mercoledì 22 giugno 2016

Frese di grano saraceno




Le frese sono un'antica ricetta della cucina contadina tradizionale dell'Italia meridionale: in pratica sono delle focacce cotte nuovamente in forno in modo da risultare biscottate, croccanti e leggere. In passato erano usate al posto del pane, in quanto essendo secche si potevano conservare a lungo ed erano pure agevoli da trasportare. Per gustarle è opportuno bagnarle con l'acqua la cui quantità dipende dal gusto personale: maggiore se si vuole una fresa morbida, minore se la si vuole croccante. Normalmente la fresa calabrese è di grano duro, io stavolta ho preferito prepararla con il grano saraceno, chiamato dagli antichi " grano nero " anche se non appartiene alla famiglia delle graminacee. Con questa farina  si ottiene un pane naturale buonissimo, ricco di proprietà nutritive e adatto anche ai celiaci essendo privo di glutine. Non è il classico pane gonfio e ben lievitato perchè il grano saraceno ha una scarsa capacità di trattenere i gas di fermentazione, ma ciò lo rende ideale nella preparazione delle frese.



Ingredienti
300 gr di farina di grano saraceno
200 gr di farina 0
10 gr di lievito di birra fresco
250 ml di acqua
sale q.b.
3 cucchiai di olio evo

Preparazione
Sciogliete il lievito in un bicchiere d'acqua tolto dal totale. In una ciotola mettete le farine, fate la fontana e versatevi il lievito e l'olio. Mescolate un pochino e poi aggiungete il sale e la restante acqua. Impastate per una decina di minuti, poi formate il classico panetto e mettetelo a lievitare in una ciotola unta d'olio sigillata con la pellicola trasparente.


Trascorso il tempo di lievitazione, circa 3/4 ore, rovesciate il panetto sulla spianatoia e dategli le forme desiderate,io due ciambelle e due filoncini. Fate lievitare finchè non raddoppieranno di volume. 


Infornate quindi, in forno già caldo, per 20 minuti circa a 200°. Toglieteli poi dal forno, fateli raffreddare e tagliate le ciambelle a metà.


 Rimettetele di nuovo in forno a 180° per 30 minuti, si debbono biscottare. 


Una volta pronte potete consumare le frese come più vi aggrada oppure potete conservarle nei sacchetti per alimenti.
Ed ecco le mie frese " conzate "

(peperoni e cipolle fritte )

(insalata di pomodori)
 Debbo riconoscere che queste frese con farina di grano saraceno sono leggerissime e non appesantiscono affatto. Provatele.

" con questa ricetta partecipo alla raccolta di Panissimo ideata da Sandra e Barbara e questo mese ospitata da Sandra, Sandra sono io "





lunedì 20 giugno 2016

Confettura di pomodori verdi



Dal 1982 solo i prodotti ottenuti da agrumi possono essere venduti nell'Unione Europea con il termine di marmellata, mentre tutto il resto va sotto il nome di confettura ( Wikipedia ). Ecco il perchè di confettura di pomodori verdi , una confettura sfiziosa quanto insolita, dolce e delicata allo stesso tempo. La preparo ogni anno all'inizio dell'autunno quando le contadine portano al mercato gli ultimi pomodori che ormai non arriveranno a maturazione, per poi consumarla con formaggi freschi o stagionati. Non serve pectina perchè viene sfruttata quella presente nella buccia dei pomodori e il risultato  è una confettura dal gusto particolare, da aromatizzare con scorze di limone oppure con cannella o chiodi di garofano. Io la preferisco con la scorza del limone per quel fresco retrogusto che ti lascia in bocca.

Ingredienti
1 Kg di pomodori verdi
400 gr di zucchero semolato
1 limone



Preparazione

Lavate i pomodori, asciugateli e tagliateli a tocchetti oppure a rondelle. Metteteli in una casseruola capiente con lo zucchero e il succo di limone e fateli macerare per una notte intera. Il giorno dopo frullate i pomodori con tutto il loro succo. 


Unite la scorza grattugiata del limone e mettete la pentola sul fuoco. Fate cuocere per un'ora circa, mescolando di tanto in tanto e avendo cura di togliere la schiuma che man mano viene a galla. Lasciate cuocere fino a quando la prova del piattino non sarà positiva. 


Versate la confettura nei vasetti di vetro precedentemente sterilizzati, chiudete ermeticamente e fate raffreddare capovolgendo i barattoli.
Io ho accompagnato la confettura con del gorgonzola, ma è ottima anche con formaggi stagionati come pecorino o provolone. E se volete gustarla al naturale su una fetta biscottata sentirete tutta la sua bontà.



venerdì 17 giugno 2016

Pitta chianota







...nella piani di Gioia Tauro ci sono gli uliveti più belli e più antichi d'Italia, alberi di quindici, venti metri e sotto quel tetto argenteo, l'oro degli agrumeti, arance e mandarini profumati e sotto ancora, in un mutar di verdi e di marroni, gli orti, i rampicanti, i prati d'erba tenera già fioriti di margherite a marzo... ( Giorgio Bocca )
Questo incipit per spiegare che con il termine " chianota " si indicano le olive di questi alberi maestosi, che si trovano nella Chjiana, la seconda pianura calabrese dopo quella di Sibari, nota per essere la pianura olivicola più produttiva d'Italia. Olive piccolissime, non più di 2 gr, che vengono utilizzate quasi esclusivamente come olive da frantoio  ma che possiamo trovare anche essiccate e in salamoia e che sono l'ingrediente indispensabile per " lo stocco alla troppitara " o per la " struncatura ". 
Piante secolari  che presentano degli enormi tronchi intrecciati.  Pensate che a Cittanova esiste un ulivo che è alto 30 metri ed ha una circonferenza di 16 mq! Un ciclope, come del resto tutti i suoi simili, che rischiano, ahimè, la tratta!  Infatti li espiantano e li trapiantano, a prezzi elevatissimi, nei parchi del centro-nord. Un sacrilegio, considerando soprattutto che queste piante monumentali sono il simbolo del sudore e delle battaglie sostenute dai braccianti per rivendicare i loro diritti e la loro dignità.


( uliveto della Chjiana )

E adesso vediamo come preparare questa buonissima pitta calabrese

Ingredienti
per la pasta:
500 gr di farina ( io di semola rimacinata )
50 gr di strutto oppure olio evo
10 gr di lievito di birra 
sale q.b.

per il ripieno:
500 gr di scarola
100 gr di provola
50 gr di pecorino grattugiato
olive nere snocciolate
capperi sotto sale
filetti di sarde salate
4/5 pomodori maturi
3 uova sode
sale
olio evo

Preparazione
Impastate la farina con lo strutto, il sale e il lievito di birra sciolto in poca acqua tiepida, aggiungendo altra acqua fino ad ottenere un impasto morbido ed omogeneo che metterete a lievitare in un luogo tiepido.



Mentre l'impasto lievita pulite la scarola e fatela lessare in acqua salata. Una volta pronta scolatela e con le mani premetela per togliere tutta l'acqua. Sciacquate bene i capperi per togliere il sale;
tagliuzzate le olive; tagliate la provola a dadini; sfilettate le sarde salate dopo averle lavate e tamponate con carta assorbente da cucina; tagliate a spicchi i pomodori.



In una ciotola unite la scarola con le olive, i capperi, le sarde salate, i pomodori, il pecorino e un paio di cucchiai di olio evo. Mescolate bene. 



Adesso prendete la metà dell'impasto lievitato e foderate una teglia precedentemente unta con olio, distribuite il ripieno e sopra disponetevi le uova sode tagliate a rondelle e la provola e ancora pecorino.





 Coprite con il resto dell'impasto tirato in una sfoglia sottile con il mattarello saldando bene i bordi. Ungete d'olio la superficie premendo con le mani per assestare il ripieno.



Infornate infine a 200° nel forno già caldo per 20/30 minuti. La pitta sarà pronta quando la sua superficie sarà dorata. Fate raffreddare e poi...Buon appetito!!!!!!!!!!!!!












Il mondo di RinadiBarbara FroioTemplate byIole