mercoledì 30 marzo 2016

Torta di tagliatelle o torta ricciolina




La torta di tagliatelle  o ricciolina è un dolce tipico della tradizione emiliana che io ho conosciuto grazie a mia suocera originaria di Ferrara. Certamente è una torta antica, pare infatti che abbia origini rinascimentali e che le " tagliatelle fini "  che ne decorano la superficie siano un omaggio alla capigliatura bionda di Lucrezia Borgia, signora del castello di Ferrara per oltre un ventennio ( web). 
Avevo preparato tempo fa una pseudo torta ricciolina, buona si, ma lontana dall'originale. Stavolta ho voluto documentarmi e così ho letto le ricette dell'Artusi, delle sorelle Simili e quanto offre il web. Alla fine poi ho fatto un copia ed incolla da più versioni: ho aggiunto la cioccolata, gli amaretti  e per il resto ho seguito mia suocera.  Di mio ho aggiunto il limoncello, visto che il Sassolino di cui si parla in molte ricette qui è umanamente difficile da trovare. Si tratta di un guscio di pasta frolla che racchiude un ripieno di marzapane cioccolotoso all'arancia e ricoperto da croccanti tagliolini all'uovo. E' una torta molto coreografica, adatta ad un pranzo di festa. Una torta particolare per la sua croccantezza  e il suo profumo.  Di certo una torta unica per la sua bontà.



Ingredienti
per la pasta frolla
250 gr di farina 00
100 gr di burro
100 gr di zucchero
1 uovo e un tuorlo
1 cucchiaino di lievito per dolci

per il marzapane
250 gr di mandorle pelate
50 gr di arancia e cedro canditi
100 gr di zucchero
100 gr di burro fuso
un bicchierino di limoncello
buccia di limone 
1 tuorlo d'uovo
3 amaretti ( facoltativi )
50 gr di cioccolato fondente

per le tagliolini
2 uova e farina quanto ne prendono.

Preparazione
Preparate la pasta frolla come di consueto e poi mettetela in frigo per un'ora circa.
Preparate i tagliolini all'uovo.


In un robot da cucina inserite le mandorle, gli amaretti, il cioccolato, un pò di buccia di limone e una parte di zucchero. Frullate il tutto. Versate il composto in una ciotola, mettete il resto dello zucchero, i canditi,  metà del burro, il limoncello e il tuorlo d'uovo. Mescolate bene per amalgamare gli ingredienti tra loro.


Con la pasta frolla foderare una tortiera ( io una di 24 cm più due mini ),  aiutandovi con le mani bagnate fate uno strato di marzapane, uno di tagliolini, continuate con il marzapane e terminate con i tagliolini che spennellerete con il resto del burro fuso. 




Infornate a 180° per 30 minuti circa. Se la superficie dovesse colorirsi troppo coprite la torta con un foglio di carta forno.  Una volta fredda spolverate la torta con zucchero a velo.




P.S. Una curiosità. La torta più grande l'ho regalata e tra gli assaggiatori c'era una signora piacentina che mi ha fatto i complimenti. Sono davvero lusingata!




sabato 26 marzo 2016

La pastiera " a doppia crema"




Ogni brava massaia napoletana pensa di avere la vera ricetta della pastiera. Io che napoletana non sono, ma amo la pastiera ho sempre seguito la ricetta che si trova sulla lattina del grano cotto e sinceramente il risultato è sempre stato ottimo. Merito senz'altro degli ingredienti a Km zero utilizzati, come le uova e la ricotta di pecora. Ultimamente sto seguendo una seconda versione, decisamente innovatrice, che raccomanda di mescolare al ripieno una densa crema pasticcera che rende la pastiera più leggera e morbida. E così ogni anno il Giovedì e il Venerdì Santo sono dedicati alla preparazione di questo dolce che ormai è nazionale; si prepara con un certo anticipo, in quanto gli aromi si debbono amalgamare tra loro in un unico e inconfondibile sapore.
Però pensandoci bene relegare la pastiera unicamente a Pasqua è un peccato, un attentato alla sua bontà, ma e per le sue origini e   per una questione di stagionalità dei prodotti, conviene consumarla unicamente in questo periodo. Ritornando alle origini della pastiera un'ipotesi la fa risalire alle focacce rituali che si diffusero all'epoca di Costantino il Grande che i catecumeni ricevevano nella notte di Pasqua al termine della cerimonia battesimale; secondo un'altra ipotesi proviene dai culti pagani per celebrare l'arrivo della primavera. Di sicuro l'attuale versione fu inventata nella quiete di un monastero da un'ignota suora che volle creare un dolce che fosse il simbolo della Resurrezione. E mai invenzione fu così golosamente perfetta.
E adesso andiamo alla mia ricetta che prevede l'utilizzo del limoncello al posto del fior d'arancio... e non me ne vogliano i partenopei.


Ingredienti
Per la pasta frolla: 300 gr di farina, 100 gr di sugna,150 gr di zucchero,1 uovo e 1 tuorlo, un cucchiaio di lievito per dolci.
Per il ripieno: 300 gr di grano cotto, 200 ml di latte, 1 cucchiaio di sugna, buccia di limone, 350 di ricotta di pecora, 4 uova, 200 gr di zucchero, limoncello q.b., arancia e cedro canditi ( homemade ).
Per la crema pasticcera: 2 dl di latte, 50 gr di farina, 50 gr di zucchero, 2 rossi d'uovo, buccia di limone.
Preparazione
Preparate la pasta frolla e mettetela a riposare in frigo.
Preparate la crema pasticcera e fatela raffreddare.
Mettete in un pentolino il grano cotto con il latte, la buccia di limone e la sugna. A fuoco lento fatelo cuocere mescolando di tanto in tanto fino a che il composto non si sarà addensato un pò. Lasciate raffreddare.
Versate la ricotta in una ciotola e lavoratela con lo zucchero, aggiungete i rossi delle uova e poi i bianchi montate a neve. Infine unite il limoncello ( la quantità è facoltativa ) e i canditi tagliuzzati finemente. Incorporate adesso la crema pasticcera e quella di grano cotto. 
Rivestite con la frolla il fondo e le pareti di una tortiera di 28 cm imburrata e infarinata, versatevi la crema e completate con le losanghe di frolla.



Infornate a 180° per un'ora circa, fino a quando la superficie della pastiera non si sarà colorita. Fatela raffreddare e poi spolverizzatela con lo zucchero a velo.






P.S. Generalmente per sveltire i tempi di preparazione la crema pasticcera e la crema di grano cotto le preparo la sera prima.

E adesso voglio augurare a quanti passano da qui, e non solo, una Pasqua di salute, serenità e pace insieme ai propri cari.





lunedì 21 marzo 2016

Nepitelle agrumose




La Pasqua in Calabria ha il profumo di nostri dolci tipici. Certamente le cuzzupe hanno un posto privilegiato, ma in giro nella nostra terra troviamo di tutto e di più: taralli, biscotti alle mandorle, riganelle,  graffioli,cuculi, nepitelle ed ancora tanto altro. Le nostre nonne nonostante la povertà imperante sapevano coniugare tra loro prodotti semplici per ottenere dolci dalla bontà unica. Non dimentichiamo inoltre il nostro retaggio storico, abbiamo ospitato greci, romani, arabi, spagnoli, albanesi ed è innegabile la loro influenza nella nostra cucina.
Le nepitelle sono un dolce sia natalizio che pasquale, anche se è facile ormai trovarle tutto l'anno. Il nome dei nepiteddi o nepiteji ( nel nostro dialetto) deriva dal latino Nepitedum, che significa orlo o palpebra. Infatti la forma di questi ravioli ricorda la palpebra di un occhio chiuso. Le nepitelle tradizionali hanno un ripieno di frutta secca amalgamata con mostarda d'uva e vino cotto. Io stavolta ho voluto renderle più primaverili e così ho sostituito la mostarda d'uva con la mia marmellata di mandarini ed ho tolto pure il vino cotto e l'uvetta.

 Ingredienti
Per la pasta
500 gr di farina 00
150 gr di zucchero
150  di burro morbido
2 uova
1 bustina di lievito
buccia di limone
limoncello

Per il ripieno
150 gr di mandorle leggermente tostate
150 gr di noci
100 gr di fichi secchi
buccia di limone ed arancia
marmellata di mandarino, circa 200 gr

Preparazione
Il ripieno vi consiglio di prepararlo con un pò di anticipo, di solito lo preparo la sera e lo metto in frigo, in questo modo i sapori si amalgameranno meglio tra loro.
Tritate noci e mandorle a granella, unitevi i fichi tagliati a pezzettini, grattugiate delle scorzette di limone e arancia ed infine amalgamate tutto con la marmellata di mandarini. Dovete ottenere un composto morbido.


Per la pasta: versate in una ciotola la farina,lo zucchero e il lievito, unitevi il burro a dadini e impastate brevemente. A questo punto unite qualche cucchiaio di limoncello e le uova e lavorate fino ad ottenere un composto liscio ed omogeneo che metterete in frigo per 30 minuti circa.
Riprendete poi l'impasto e con il matterello tiratelo in una sfoglia di 3/4 mm. Con l'aiuto di una formina tagliate tanti dischi e al centro di ognuno mettete un cucchiaio di ripieno.

Chiudete i dischi a mezzaluna e sigillate i bordi con i rebbi di una forchetta. 


Spennellate le nepitelle con un uovo sbattuto,

sistematele sulla placca rivestita con carta forno, fate qualche taglio al centro di ognuna  ed infornate a 180° per 20 minuti circa. Toglietele appena saranno dorate.

Una volta fredde spolverizzatele con un pò di zucchero a velo.




Con questa ricetta partecipo al Giveaway di Simo " Le Primavere ".


venerdì 18 marzo 2016

Jaluni, dolci grecanici



L'argomento di questo mese per il gruppo de L'Italia nel Piatto sono Le ricette pasquali. Io ho voluto soffermarmi ancora una volta, come già negli anni precedenti, sui dolci tipici. La Calabria vanta una varietà di dolci pasquali, alcuni specifici di una determinata cultura come l'Arbereshe e la Grecanica, altri comuni a tutto il territorio seppure con nomi diversi. Oggi ci rechiamo nell'area grecanica ellenofona per conoscere i Jaluni o Fiauni, dolci fritti preparati in occasione della Pasqua nell'area grecanica.  Geograficamente parlando siamo nella parte meridionale dell'Aspromonte, versante ionico, un territorio impervio e difficile, abitato da contadini e pastori che con il passare del tempo hanno abbandonato i vecchi borghi per trasferirsi sulla costa. E la cucina di questo territorio è appunto di " contadini e pastori ", prodotti quindi della terra e degli animali allevati.  Prodotti naturali e genuini per delle preparazioni antiche e altamente simboliche. I Jaluni sono una sorta di ravioli fritti con un ripieno di ricotta e Musulupu, un formaggio primo sale che io ho omesso perchè difficilissimo da trovare. A questo proposito mi piace riportare quanto segue:

Formaggio tradizionale da tavola di origine greco-albanese, il musulupu o anche musulucu si produce su richiesta tra marzo e settembre nei paesi interni della locride, sul versante orientale dell'impervio Massiccio dell'Aspromonte, in provincia di Reggio Calabria. Secondo un'antica tradizione il nomignolo musulupu deriverebbe dall'antica lingua grecanica parlata in queste zone della locride, con significato di boccone del lupo.
Caratteristiche nella produzione di questo antico formaggio sono le "musulupare": gli stampi in legno in cui viene collocato il coagulo ottenuto dal latte. Queste possono assumere diverse forme femminili, tra le quali le mammelle o il profilo di una donna. Le musulupare sono intarsiate a mano e richiamano al culto della Madre Terra, che veniva venerata dalla cultura greco-ortodossa e grazie alla quale, secondo le credenze popolari, gli uomini potevano ogni anno ottenere un buon raccolto e buoni prodotti trasformati, come il formaggio. Il musulupu si ottiene dalla lavorazione del latte misto di pecore e capre allevate al pascolo, è un formaggio fresco, senza stagionatura, dura pochi giorni e viene consumato insieme alle verdure di stagione, sulla pasta oppure come ingrediente di base per dolci tradizionali della locride" ( web ).


Musulupu a forma di seno con più capezzoli per propiziare abbondanza e fertilità( web )

Musulupari ( web )

Trovare la ricetta non è stato facile, infine spulciando su alcuni testi della locride ho trovato questa. Non sarà sicuramente l'originale tuttavia il risultato è semplicemente goloso.



Ingredienti
300 gr di farina 00
50  gr di zucchero semolato
3 uova
300 gr di ricotta di pecora
frutta candita, io arancia e cedro homemade
150 gr di zucchero a velo 
limoncello ( facoltativo )
olio di semi per friggere
zucchero a velo per la copertura finale

Preparazione
Farcia
In una ciotola mescolate la ricotta con lo zucchero a velo e qualche cucchiaio di limoncello. Amalgamate bene per ottenere un composto omogeneo ed infine aggiungete i canditi tagliati a pezzetti. Fate riposare in frigo.
P.S. L'aggiunta del limoncello  è personale, certamente insaporisce e profuma il ripieno. I canditi, se non vi piacciono, li potete sostituire con dalle gocce di cioccolato; nei tempi passati si usava unicamente buccia d'arancia grattugiata.



Pasta
In un contenitore versate la farina, fate la fontana ed inserite le uova e lo zucchero. Con una forchetta iniziate a sbattere le uova e ad amalgamarle gradualmente alla farina. Continuate a lavorare con le mani fino ad avere un composto liscio ed omogeneo. Ricopritelo con la pellicola e fatelo riposare per almeno mezz'ora.
Riprendete la pasta e con l'aiuto del matterello filatela, 2/3 mm, poi con un coppapasta ricavate dei dischi di almeno 8 cm, sui quali andrete a deporre un cucchiaio di farcia. Non esagerate comunque! Richiudete i dischi a mezzaluna sigillando i bordi con i rebbi di una forchetta.




Friggete i jaluni in abbondante olio bollente, ma a fuoco moderato, per qualche minuto e pochi per volta. Appena pronti, scolateli su carta assorbente  ed infine sistemateli su un vassoio cospargendoli di abbondante zucchero a velo.












mercoledì 16 marzo 2016

Gelo all'arancia




E' il periodo ideale per preparare questo fresco dessert tipico della cucina siciliana, visto la quantità di arance che invade le nostre case e la mia in particolare. Un dolce semplicissimo sia per preparazione che per ingredienti, ottimo a fine pasto, ma anche in qualsiasi momento della giornata per una pausa fresca e salutare. Vi consiglio anzi di fare una buona scorta di succo di arance nel congelatore, in modo da averne a disposizione  in estate quando il caldo si farà sentire. Vi basterà riempire le vaschette del ghiaccio o semplicemente dei bicchieri di plastica per preparare poi questo dessert delicatamente profumato e soprattutto genuino.


Ingredienti
500 ml di succo d'arancia
il succo di un limone
150 gr di zucchero
50 gr di amido di mais

Preparazione

In una ciotola versate il succo d'arancia, lo zucchero( la quantità è indicativa, dipende dall'asprezza delle arance ) e l'amido, mescolate bene, filtrate e poi versate in un pentolino. Accendete il fuoco a fiamma bassa e mescolate fintanto che il gelo d'arancia non avrà una consistenza densa. Togliete il gelo dal fuoco e versatelo negli stampi scelti ( io monoporzione), fate raffreddare a temperatura ambiente e poi trasferite nel frigo per un paio d'ore o meglio ancora per una notte intera. 


Poco prima di servirlo sformate il gelo su un vassoio e decorate con granella di pistacchio.




sabato 12 marzo 2016

Torta soffice arancia e mandarino




E' una torta da credenza di facile preparazione e di una bontà unica. Senza parlare del suo profumo e della sua morbidezza. E che dire anche del suo costo zero che in questo periodo è importante? Ci ritroviamo spesso in casa agrumi che rischiano di andare a male e allora niente di meglio di questa ricetta che, trovata in rete tempo fa, ho fatto mia. Ringrazio certamente chi l'ha ideata e condivisa con il grande pubblico della rete. Certamente consiglio a chi vuole provarla di usare arance del proprio orticello oppure bio e non quelle povere arance tirate a lucido, come le piastrelle del pavimento e che non sappiamo da dove arrivano. Per una volta tanto smettiamo di essere esterofili e consumiamo prodotti italiani. La mia Calabria è una delle prime produttrici di agrumi, il nostro sole d'oro, che per tanti motivi restano sulle piante o sul terreno; una politica diversa potrebbe migliorare la nostra economia e dare anche del lavoro ai tanti disoccupati. Ma...mi fermo, rischio di scivolare su un terreno molto ma molto delicato.

Ingredienti
1 arancia e 1 mandarino calabrese
300 gr di farina 00
300 gr di zucchero
3 uova
100 ml di olio evo
una bustina di lievito per dolci

Preparazione
L'unica variante alla ricetta originale è stata l'aggiunta del mandarino che rende la torta più profumata.
Lavate gli agrumi, tagliateli a pezzi e, dopo aver tolto gli eventuali semini, frullateli in un robot, con tutta la buccia mi raccomando!
In una ciotola versate le uova con lo zucchero e montate finquando l'impasto non sarà spumoso. Aggiungete quindi gli agrumi frullati e l'olio e in seguito la farina con il lievito. Amalgamate con una spatola delicatamente per non smontare il composto. Versatelo in una tortiera imburrata e infarinata


ed infornate, nel forno già preriscaldato, per 40/50 minuti a 180°. Utilizzate sempre lo stecchino. 


Una volta raffreddata cospargete la torta con zucchero a velo. 




Gli agrumi sono davvero il nostro sole d'oro, osservate il colore di queste fette.