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lunedì 24 ottobre 2016

Trippa e " cocciata "




Ecco un piatto della civiltà contadina, un piatto unico economico e molto ma molto appetitoso. Sarebbe ideale consumarlo nelle fredde serate d'inverno accanto al caminetto, ma con il tempo mutevole che ci ritroviamo prepariamolo quando ne abbiamo voglia e soprattutto condividiamolo con gli amici, perchè è uno dei piatti da consumare in allegria con un buon bicchiere di vino! Io ho usato dei fagioli borlotti freschi, nel nostro dialetto è " a cocciata ", che faccio sempre cuocere in una pentola di coccio, nulla comunque vi vieta di usare dei cannellini oppure dei fagioli in scatola. Però....
 E adesso andiamo nella mia cucina

Ingredienti
1 kg di trippa già precotta
1 l di salsa di pomodoro
300 gr di fagioli già cotti
foglie d'alloro
1 cipolla rossa di Tropea
peperoncino piccante
olio evo
sale qb
1 spicchio d'aglio



Preparazione
Sciacquate la trippa sotto l'acqua corrente, sbollentatela per 15/20 minuti in modo da pulirla ulteriormente, scolatela e tagliatela a listarelle.
In una pentola  di coccio capiente versate dell'olio evo ( siate generosi ) e fatevi appassire lo spicchio d'aglio e la cipolla tritata.  Aggiungete la trippa e fatela rosolare. Versate quindi la salsa di pomodoro e fate andare a fuoco vivace per dieci minuti, poi abbassate la fiamma, salate, sbriciolate un peperoncino piccante, mettete le foglie d'alloro e fate cuocere fintanto che la trippa non sarà cotta. 


Completate la preparazione  aggiungendo i fagioli, mescolate bene e proseguite la cottura per altri 20 minuti circa, aggiungendo dell'acqua tiepida se necessario.

Poi spegnete, assaggiate e se necessario aggiungete del sale e dell'altro peperoncino. Lasciate riposare la trippa affinchè si insaporisca bene con i fagioli ed infine servitela ben calda con del pane biscotto.


lunedì 30 settembre 2013

" U morzeddhu cu a pitta"







" U morzeddhu cu a pitta" è uno dei piatti tradizionali  calabresi più conosciuti e apprezzati. Come già spiegato in un post precedente a Soverato si prepara in occasione della festa padronale, anche se non manca sulla nostra tavola negli altri periodi dell'anno.
E' un piatto povero, originario della città di Catanzaro, che viene preparato con trippa e frattaglie bovine e che un tempo costituiva la colazione mattutina degli operai. Probabilmente è proprio da questa abitudine che deriva il suo nome: "morzello" deriva infatti dallo spagnolo "almuerzo" ( pasto di metà mattina ). Ma data l'abitudine di mangiarlo a morsi potrebbe anche derivare dal latino "morsus".
C'è comunque una differenza  negli ingredienti tra le due città: a Catanzaro si prepara con la trippa ( rumine, omaso,  abomaso e reticolo ) e le interiora ( fegato, polmone, milza e pancia ); a Soverato usiamo soltanto la trippa.
La ricetta originale prevede l'uso della trippa pulita e non sbiancata, per intenderci quella "grigia", che in macelleria oggi troviamo già precotta. L'importante è che sia variegata il più possibile.
Ingredienti
1 kg di trippa
1 l di salsa di pomodoro
2 cucchiai di concentrato di pomodoro
1 cipolla
un rametto di origano
foglie di alloro
peperoncino piccante
sale qb
olio d'oliva
una pitta
Preparazione
Lavate la trippa, sbollentatela per circa 30 minuti in acqua salata, sgocciolatela e una volta fredda tagliatela a striscioline. Versatela in un ampio tegame e fatela soffriggere con abbondante olio,  foglie d'alloro, origano,  peperoncino e la cipolla tagliata sottilmente. Fate rosolare per 10-15 minuti e poi unite la salsa di pomodoro, un mestolo d'acqua calda e il sale.Fate cuocere prima a fiamma vivace e poi continuate la cottura abbassando il fuoco. Quasi alla fine della cottura ( circa 2 ore) aggiungete il concentrato,  se necessario aggiungete altra acqua calda. Alla fine il sughetto deve essere abbastanza liquido e di un bel rosso vivo. Spento il fuoco aggiungete ancora dell'origano e del peperoncino.
A questo punto potete mangiare "u morzeddhu" nel piatto, ma per gustarlo meglio vi consiglio di mangiarlo nella pitta, ovviamente a morsi e senza l'aiuto di posate.






Ricordate che il "morzeddhu" va mangiato bollente!


Con questa ricetta partecipo al contest di CUOCO PER CASO "Tutti unti" con il cibo da strada