venerdì 24 maggio 2019

Vrascioli 'e malangiani a modo mio





La melanzana è l'ortaggio che amo in assoluto. Mi piace in tutte le salse, ma fritta...mi fa venire l'acquolina solo a pensarla. E non mi venite a dire che la frittura fa male! Dei ricercatori spagnoli hanno scoperto che talune verdure, come patate e melanzane, se fritte e non cotte nell'acqua conservano maggiori proprietà nutritive. Quindi "W il fritto"
Da noi in Calabria si usa il termine vrascioli per indicare le bracioline sia di verdura che di carne. Un aperitivo e un contorno talmente gustoso che potrebbe diventare un piatto unico per come spariscono appena fritte. Una tira l'altra.
Oggi vi posto una variante della ricetta classica ( quella della nonna per intenderci): alle melanzane ho aggiunto delle patate, della 'nduja (usatela con prasimonia) e della scamorza. Una bomba di sapori: il palato incontrerà dapprima la croccantezza esterna, poi il sapore della melanzana aromatizzata dalle erbe e dai formaggi ed infine la morbidezza del cuore di scamorza.

Ingredienti
3 melanzane medie
2 patate
un cucchiaino di 'nduja
4/5 foglie di basilico
4/5 foglie di menta
1 spicchio piccolo di aglio
2 fette di pane casareccio del giorno precedente
1 cucchiaio di parmigiano
1 cucchiaio di pecorino calabrese
1 uovo
scamorza 
pane grattugiato
sale q.b.
olio evo


Preparazione
Tritate il pane in un robot insieme alle foglie di basilico, di menta e allo spicchio d'aglio. Una volta pronto versatelo in una ciotola e inumiditelo con qalche cucchiaio di acqua.
Lessate le patate e schiacciatele con la forchetta.
Sbucciate 2 melanzane soltanto e poi tagliatele a cubetti. Tutte e tre. Salatele e friggetele in olio evo.
Versate i cubetti di melanzana nella ciotola del pane insieme alle patate e mescolate con le mani  per sminuzzare gli ingredienti. Aggiungete i formaggi, l'uovo, la 'nduja e aggiustate di sale. Fate riposare l'impasto per una mezzoretta ( si può preparare anche il giorno prima e tenerlo in frigo).
Con l'impasto ottenuto formate delle polpette dalla forma allungata, i vrascioli e al centro mettete un cubetto di scamorza. Passateli nel pane grattugiato e poi friggeteli in olio evo ben caldo rigirandoli a metà cottura. 



Quando i vrascioli avranno preso un colore dorato toglieteli  e metteteli su della carta assorbente per asciugare l'olio in eccesso.
Gustateli caldi.





domenica 19 maggio 2019

Scilatelle calabresi chijni


La domenica non è tale in Calabria se non si prepara 'a pasta chijna.
Stavolta ho preferito farla con le scilatelle, che in Calabria sono anche chiamate maccaruni cu ferru, fileia, strangugliaprieviti, firrazzul, scialatelli, a seconda del luogo di provenienza. Anticamente per arrotolare la pasta si usava il gambo della spiga del saracchio o disa, un arbusto che cresce nei terreni argillosi, successivamente vennero usati ferri da calza o ferretti di qualche ombrello rotto. Io uso uno spiedino di legno. Vi ricordo che il ferretto veniva dato in dote alle spose in quanto una brava moglie doveva saper fare almeno 12 tipi di pasta (?).
Il termine potrebbe derivare da "scialari" che nel dialetto calabrese significa essere felice. Insomma sicuramente gli antichi conoscevano ciò che oggi è spiegato scientificamente: il consumo di pasta aiuta la produzione della serotonina, l'ormone del buonumore.
Come tradizione vuole, questo tipo di pasta, fatto unicamente con farina di grano duro-acqua e sale, viene condita con ricchi sughi a base di pomodoro e carne di capra, di maiale e di vitello, ma anche con il pesce.
A me piace prepararla " chijna" al forno, perchè la pasta fresca assorbe maggiormente il condimento. Una goduria con tutte quelle polpettine, le uova sode, la buonissima soppressata e la scamorza che fila.

Ingredienti
- Per la pasta
300 gr di semola di grano duro
acqua tiepida q.b.
un pizzico di sale 
un filo d'olio evo
- Per il sugo
700 ml di salsa di pomodoro
1 spicchio d'aglio
olio evo
sale q.b.
2 foglie di basilico
- Per le polpettine
200 gr di macinato di vitello
un pugno di mollica di pane
1 uovo
1 cucchiaio di parmigiano grattugiato
1 cucchiaio di pecorino grattugiato
sale q.b.
olio per friggere
- Scamorza, soppressata calabrese, parmigiano grattugiato, uova sode
Preparazione
Preparate le scilatelle: mettete sulla spianatoia la farina, l'olio e il sale e iniziate ad impastare aggiungendo l'acqua poco alla volta. Dovete ottenere un impasto sodo ed elastico. Fatelo riposare coperto per mezz'ora. Formate poi con la pasta tanti bastoncini, avvolgeteli attorno al bastoncino senza premere molto e con il palmo della mano "scilate" andando avanti e indietro sulla spianatoia. Sfilateli delicatamente e metteteli su un vassoio infarinato allineandoli.


Per le polpettine: In una ciotola versate la mollica di pane precedentemente ammollata e strizzata bene, la carne, il mix di formaggi , l'uovo e il sale. Impastate con le mani finchè tutti gli ingredienti non si saranno amalgamati bene. Fate riposare e nel frattempo preparate in sugo.
In una pentola versate l'olio e lo spicchio d'aglio, appena prende colore aggiungete la salsa, il sale e le foglie di basilico. Fate cuocere a fuoco basso per circa trenta minuti e una volta pronto eliminate dal sugo lo spicchio d'aglio.
Adesso con molta pazienza formate le polpettine, grandi  quanto una nocciola e friggetele in abbondante olio caldo.


Lessate le scilatelle in abbondante acqua salata nella quale verserete un filo d'olio, scolatele e versatele in una tegame capiente ( io una tiana ) che possa andare anche in forno. Conditele con una parte del sugo e aggiungete via via il parmigiano, una parte delle polpettine e le uova sode, la scamorza e la soppressata precedentemte tagliuzzate. Amalgamate il tutto.


Sulla superficie distribuite le polpettine rimanenti, qualche mestolo di sugo e una spolverata di parmigiano. Infornate a 200° per 10 minuti circa.


Servite le scilatelle chijne alla calabrese tiepide e ....Buon Appetito. 




giovedì 16 maggio 2019

Torta al latte caldo



Era da tamto tempo che avevo in mente di fare questo dolce, oggi finalmente ci sono riuscita grazie a questo maggio piovoso e freddo che ci costringe a stare tappati in casa. E mentre impastavo mi è tornato in mente un vecchio proverbio: "Se piove il 4 aprilanti piove per giorni quaranti". Quanta verità!
Torniamo però adesso a questa buonissima torta, semplice e gustosa che si prepara in una manciata di minuti. E' realizzata con ingredienti semplici che tutti abbiamo in casa- uova, burro e latte che si aggiunge caldo proprio per ottenere un impasto, che una volta cotto, diventa morbidissimo. Soffice come una nuvola.
Perfetta per la colazione, ottima per una merenda sana e golosa, la Torta al latte caldo può essere anche  farcita ed utilizzata come torta di compleanno. 
Ingredienti
180 gr di farina 00
180 gr di zucchero
3 uova
60 gr di burro
120 ml di latte
1 bustina di lievito per dolci
zucchero a velo q.b.
Preparazione
Rompete le uova in una ciotola capiente e montatele con lo zucchero fino ad avere un composto gonfio e spumoso. In un pentolino fate scaldare il latte con il burro, ma non portatelo a bollore. Aggiungete al composto di uova e zucchero la farina e il lievito setacciati. Molto lentamente versate il latte caldo e amalgamate bene. Imburrate e infarinate una tortiera da 22 cm ed infornate a 180° nel forno già caldo per 30 minuti circa. Fate comunque la prova con lo stecchino. Sfornate la torta, fatela intiepidire e poi cospargetela con lo zucchero a velo.




giovedì 2 maggio 2019

Crostini integrali con nduja e crema di carciofi





L'Italia nel Piatto, 2 Maggio: La ricetta perfetta
Ingredienti: territorio, tradizione, creatività.

Per il tema di questo mese ho pensato di preparare questi crostini con un must della cucina calabrese: la'nduja, un  salame/non salame originario di Spilinga ( Vibo Valentia) nato per non sprecare i resti della carne avanzati dalla macellazione del maiale. Questi vengono tritati, amalgamati con il grasso, insaporiti con tanto peperoncino piccante sia fresco che essiccato e poi insaccati nel budello naturale detto "cieco". Ed è proprio il peperoncino che dà alla carne il colore rosso vivo e che ne permette la lunga conservazione. Ma il segreto del suo gusto sta anche nell'affummicatura ottenuta con legna d'ulivo. Ottima per insaporire diversi piatti, la 'nduja è perfetta spalmata sui crostini di pane. Naturalmente per chi ama i sapori forti e decisi!
 Se volete invece smorzare la sua piccantezza non dovete far altro che preparare una crema di carciofi e spalmarla sulla nduja.
Certamente è la ricetta perfetta per me perchè ho utilizzato la 'nduja, un salume particolare per consistenza e piccantezza tipico del vibonese; i carciofi, ortaggi di stagione e il Pecorino del monte Poro.
Ma adesso andiamo alla ricetta
Ingredienti
4 fette di pane casareccio
3 carciofi
'nduja
olio evo
sale q.b.
1 spicchio d'aglio
un rametto di prezzemolo
un cucchiaio di pecorino calabrese grattugiato
Preparazione
Fate tostare le fette di pane nel forno o in una padella.
 Una volta tostate spalmate la 'nduja sulle fette ancora calde.



Pulite i carciofi tenendo solo i cuori che taglierete a spicchi sottili. In un padellino versate lo spicchio d'aglio e i carciofi e fate rosolare per qualche minuto. Aggiungete un mestolo d'acqua, il sale e continuate la cottura a fuoco basso fintanto che i carciofi non saranno cotti. A fuoco spento aggiungete il prezzemolo tritato e il pecorino grattugiato,amalgamate e quindi schiacciate i carciofi con la forchetta.
Ricoprite con la crema di carciofi i crostini con la 'nduja e decorateli con pecorino grattugiato o se preferite a fette.




Ed ecco pronti i nostri crostini alla calabrese da servire come antipasto oppure come uno sfizioso aperitivo.





Ed ecco le altre ricette
Valle d’Aosta: Crocchette di fontina https://www.acasadivale.it/2019/05/02/crocchette-di-fontina/
Piemonte: Risotto al castelmagno, nocciole e miele https://www.fiordipistacchio.it/2019/05/02/risotto-al-castelmagno-nocciole-e-miele.html
Liguria: frittata di asparagi violetti allo zafferano https://arbanelladibasilico.blogspot.com/2019/05/frittata-di-asparagi-e-zafferano-per-la.html
Lombardia: Flan di spinaci, ricotta e raspadura https://www.kucinadikiara.it/2019/05/flan-di-spinaci-ricotta-e-raspadura.html
Veneto: cannoli di mais agli asparagi bianchi di Bassano https://www.ilfiordicappero.com/2019/05/cannoli-di-mais-agli-asparagi.html
Friuli-Venezia Giulia: Ravioli verdi con robiola e speck su fonduta di Formadi Frant https://www.blogthatsamore.it/2019/05/ravioli-verdi-con-robiola-e-speck-su-fonduta-di-formadi-frant.html
Emilia Romagna: Dolce di ricotta al miele con fragole all’Aceto Balsamico di Modena https://zibaldoneculinario.blogspot.com/2019/05/dolce-di-ricotta-al-miele-con-fragole.html
Marche: Confettura di fragole e anice verde di Castignano http://www.forchettaepennello.com/2019/05/confettura-di-fragole-e-anice-verde-di-castignano.html
Umbria: Insalata di lenticchie di Castelluccio di Norcia e asparagi https://www.dueamicheincucina.it/?p=26130
Lazio: Ravioli ripieni di fave e pecorino profumati di mentuccia https://www.merincucina.it/2019/05/ravioli-ripieni-di-fave-e-pecorino-profumati-di-mentuccia.html
Abruzzo: non partecipo
Molise: Gnocchi asparagi e tartufo su fonduta di caciocavallo https://blog.cookaround.com/gildabias/gnocchi-asparagi-e-tartufo-su-fonduta-di-caciocavallo
Campania: Crostatine con la confettura di mela Annurca Campana https://fusillialtegamino.blogspot.com/2019/05/crostatine-con-la-confettura-di-mela.html
Puglia: Polpo arrosto alla graffiodde su crema di sedano e patate con briciole di pomodori secchi https://breakfastdadonaflor.blogspot.com/2019/05/polpo-arrosto-alla-graffiodde-su-crema.html
Basilicata: Orecchiette con fagioli, erbette di campo e peperoni cruschi http://blog.giallozafferano.it/lalucanaincucina/orecchiette-con-fagioli-erbette-di-campo-e-peperoni-cruschi/
Sicilia: Capuliato Siciliano il Pesto di Pomodori Secchi https://www.profumodisicilia.net/2019/05/02/pesto-di-pomodori-secchi/
Sardegna: Panini al latte e miele con caprino e Confettura di fichi neri di Chia ,polvere di crudo di Barbagia e noci https://dolcitentazionidautore.blogspot.com/2019/05/panini-al-latte-e-miele-con-caprino.html
Italia nel piatto: https://litalianelpiatto.b

sabato 20 aprile 2019

Pasqua e Galilea a Soverato Superiore



“ Saper rivivere con piacere il passato, è vivere due volte” (Marziale)

Riti religiosi, tradizioni secolari, devozione popolare uniti in uno dei momenti più significativi per la comunità di Soverato Superiore: la Settimana Santa che inizia con la benedizione delle palme e dei ramoscelli d’ulivo della Domenica delle Palme.
E’ una settimana tutta da vivere, anche se va in scena lo spettacolo della morte. Una morte che sa però di Resurrezione.
Giovedì santo noi ragazzi aspettavamo con ansia la Sacra Cena per vedere la lavanda dei piedi e per portare poi a casa una fetta di pane benedetto, se eri fortunata potevi avere anche un’arancia. Il venerdì santo, giorno della morte di Cristo, tutte le statue della chiesa venivano coperte con delle tende viola e si legavano le campane. Allora per ricordare al popolo l’inizio delle funzioni Peppi ‘u sagrestanu girava per i vicoli del paese suonando ‘a tocca , uno strumento in legno che faceva roteare più o meno velocemente a seconda dell’intensità che intendeva dare al suono. E non di rado era accompagnato da una schiera di ragazzini festosi e urlanti che lui cercava di calmare. La sera poi tutti in chiesa ad assistere alla messa che veniva celebrata ‘a la storta e ad ascoltare il padre redentorista che dal pulpito chiamava per tre volte la Madonna Addolorata per farle vedere l’Ecce Homo. Un momento emozionante: il portone principale veniva spalancato e Lei entrava insieme alla croce. Infine partiva la processione che si snodava per le vie del paese accompagnata dal suono funebre della banda e dalle antiche cantilene dei fedeli. 
A notte tarda, al suono triste del tamburo e della "tocca", si svolgeva "a turba": i dodici apostoli della Cena annunciavano per le vie del paese la cattura di Gesù.
 Tutto questo rimane immutato, oggi come allora.
Ma tutti aspettavamo la domenica per poter assistere ‘a la Cumprunta, una tradizione tramandata da secoli in cui si fondono religiosità e folklore e che suscita sempre tanta emozione. Non importa da quanti anni vi partecipi, ti sembrerà sempre la prima volta.
E così dopo il silenzio dei giorni precedenti era ed è una gioia sentire domenica mattina le campane festose che suonano il Gloria e le note allegre della banda musicale. Dopo la celebrazione della Messa tutti ‘a la Villa per assistere all’incontro tra il Cristo e sua Mamma. La Madonna (narra la leggenda che abbia le sembianze di una ragazza di Soverato Vecchia), avvolta in un mantello nero, viene portata al Calvario ‘e lirti, mentre il Cristo al Calvario ‘e vassciu.
 San Giovanni porta per ben tre volte la "buona novella" alla Madonna che, dopo l’iniziale incredulità, si muove per andare incontro al Figlio Risorto. Appena lo vede lascia cadere il mantello nero e si fa vedere spendente nel suo abito azzurro. L'incontro tra Madre e Figlio, è sempre emozionante e non di rado le lacrime rigano il viso dei presenti.
Martedì il trittico viene portato in processione nella marina. E' questa una tradizione antichissima che viene ancora rispettata e che ha lo scopo di riannodare il legame tra la collina e il mare. Ma in serata i Santi ritornano e debbono ritornare nella chiesa matrice dalla quale sono partiti, altrimenti “i marinoti” potrebbero tenerseli.
Si narra che l'origine di questa processione risalga al tempo in cui la popolazione viveva nel borgo antico di Soverato Vecchia. Ne fa fede il poeta davolese Saverio Tucci che in una sua opera scrive: 
"Qui molta gente accogliesi, e nobile e plebea, qualor l'annua memoria di Cristo in Galilea scende da Soverato in ordine serrato...Poi de la festa al termine ciascun sdraiato sotto la fresca ombra degli alberi mangia il portato scotto, e tutto questo piano d'inclito baccano, si sente risonar."
In questo giorno si svolge anche una storica fiera, che inizia già il Lunedì dell'Angelo. Sono tante le persone che provenienti dall'hinterland soveratese si riversano nella cittadina jonica per curiosare ed acquistare. Certamente con il passare degli anni ha perso la sua tipicità divenendo una fiera globale, ma è possibile ammirare le ceramiche artistiche provenienti da Squillace e da Seminara e i mobili in vimini realizzati dai maestri di Soriano, un paesino delle Serre calabresi. Per non parlare poi delle nostre squisitezze alimentari. Insomma una passeggiata tra le bancarelle è d'obbligo, nonostante la grande confusione che vi regna. Per noi soveratani fare pasquetta significa proprio andare alla fiera, lo era una volta e lo è adesso.  Il pranzo lo si può consumare nei tanti ristoranti e nelle  pizzerie, ma se il tempo è bello l'ideale è fare il picnic sulla spiaggia. I nostri nonni facevano così, in attesa di risalire al paese con le statue si recavano sulla spiaggia per mangiare pane, salame e quanto altro le donne avevano portato nelle ceste. Il divertimento pure non mancava, oggi ci sono le giostre, ieri c'era l'albero della cuccagna sulla cui sommità erano appesi prodotti caserecci che naturalmente facevano gola a tanti. Ma prenderli era arduo, perchè il palo era scivoloso a causa del grasso di maiale chi vi si spalmava!
L'orgoglio, la fierezza delle proprie tradizioni e il desiderio di continuità fanno sì che ogni anno queste manifestazioni vengano rievocate grazie all'impegno e all'entusiasmo dei giovani che certamente possono contare sull'aiuto e l'esperienza dei più anziani.







giovedì 18 aprile 2019

Hot cross buns




Oggi ho programmato un viaggio virtuale: vi porto nel Regno Unito per assaggiare gli Hot cross buns, dei panini speziati che presentano una croce sulla loro superficie. Si è soliti prepararli per Pasqua, o meglio per il Venerdì Santo, ma le loro origini sono pagane. Venivano offerti agli dei e già avevano una croce disegnata, croce che rappresentava le 4 fasi della luna. In seguito la tradizione venne ripresa dal cattolicesimo che interpetrò la croce come simbolo della crocifissione di Cristo, mentre l'uso delle spezie ricordava la sua imbalsamazione. Molte superstizioni e leggende sono legate agli Hot cross buns: mangiarne uno il Venerdì Santo protegge per l’anno successivo da naufragi; se appeso in cucina e cambiato di anno in anno, protegge da incendi e aiuta ad avere pane sempre perfetto e non bruciato; donato ad un malato gli porta una pronta guarigione; è di buon auspicio per il raccolto. Inoltre il panino dell’anno precedente rimasto appeso veniva utilizzato come medicina miracolosa e condividere un Hot cross bun con qualcuno assicura la vera amicizia. Bellissimi auspici!


Ingredienti 
175 gr di farina Manitoba
150 gr di farina 00
120 ml di latte
50 gr di burro morbido
50 gr di zucchero semolato
30 gr di uvetta sultanina
5 gr di lievito di birra secco
1 uovo
un pizzico di sale
un cucchiaino di cannella e zenzero in polvere
la scorza e il succo di 1 arancia

Per la croce
40 gr di farina 00
30 ml di acqua
qualche goccia di essenza di vaniglia ( facoltativo )
Per spennellare
1 tuorlo + latte q.b
Per lucidare
miele q.b
Preparazione
 Sciogliete il burro nel latte tiepido. Mettete nella planetaria con il gancio le farine setacciate con il lievito e lo zucchero semolato. Unite l’uovo intero, il latte, le spezie, la scorza grattugiata dell’arancia e il pizzico di sale. Per ultimo incorporate il burro. Fate lavorare la macchina fino a quando l’impasto sarà perfettamente incordato e quindi risulterà liscio, omogeneo ed elastico.Ci vorranno circa 15 minuti. Formate una palla e mettetela a lievitare in una ciotola, capiente e leggermente unta di olio di semi. Mettetela a lievitare nel forno spento per circa 5/6 ore fino al raddoppio. Spremete l’arancia e mettete l’uvetta sultanina dentro il succo per ammollarla. Passato il tempo necessario, riprendete l’impasto, strizzate bene l’uvetta e aggiungetela.  Lavorate pochissimo l’impasto e poi formate delle palline. Mettete i panini in una leccarda, rivestita con della carta da forno e ben distanziati tra di loro e lasciateli lievitare per circa 1 ora e mezzo nel forno spento.

Preparate l’impasto per la croce, mescolando in una ciotola la farina setacciata, l’acqua e le gocce di essenza di vaniglia. Mescolate con una frusta a mano fino a che non avrete ottenuto un composto omogeneo e fluido.Versate il tutto dentro una sac a poche e tagliate la punta, formando un buchino molto piccolo. Riprendete i vostri panini, spennellateli con il tuorlo che avrete leggermente sbattuto con un goccino di latte e formate sopra ad ognuno la classica croce. Cuoceteli in forno preriscaldato a 180° per 30 minuti. Passato il tempo necessario, toglieteli dal forno e spennellateli subito con il miele per renderli lucidi.


La tradizione vuole che gli Hot cross buns siano gustati tagliandoli a metà, tostati leggermente e poi farciti con del burro salato o della marmellata.



martedì 26 marzo 2019

Filoncini con 'nduja e pesto


Oggi il mio pane ha il colore del sole. Merito della 'nduja, questo insaccato tipicamente calabrese che piace sempre di più per la sua piccantezza. Per smorzarla un pò ho aggiunto anche un cucchiaio di pesto di basilico fatto in casa che ha dato ai filoncini una nota gustosa in più.
L'impasto di questi filoncini è stato preparato utilizzando il lievito madre essiccato Molino Rossetti. Io con il lievito madre fresco non vado d'accordo, mi muore sempre e così spesso preferisco impastare con una biga preparata il giorno prima oppure con una lievitazione di 24 o 36 ore con il lievito di birra. Però spesso succede di voler fare qualcosa di più veloce e semplice e in questo caso il lievito madre essiccato è ottimo e dà buoni risultati. Il pane è profumato, morbido anche se non si presenta molto alveolato. La prossima volta utilizzerò questo lievito per un impasto a lunga lievitazione riducendo certamente la quantità.

Ingredienti
250 gr di semola rimacinata
250 gr di farina 0
35 gr di lievito madre essiccato Molino Rossetti
50 ml di olio evo
2 cucchiai di 'nduja
1 cucchiaio di pesto di basilico
300 ml di acqua
1 cucchiaino di zucchero
sale q.b
Preparazione
Nella planetaria versate le farine, lo zucchero e il lievito. Con la frusta a gancio mescolate e incorporate a poco a poco l'acqua, il sale, la 'nduja e il pesto. Lavorate a velocità bassa fintanto che l'impasto non prenderà un colore rosato e non si stacherà dalle pareti della ciotola. Versatelo sulla spianatoia infarinata e formate una palla che metterete in una ciotola oleata. Fate lievitare nel forno spento con la lucina accesa per 3/4 ore fino a quando non raddoppia di volume.
Riprendete l'impasto lievitato e dividetelo in parti uguali. Quindi stendete ogni pezzo con il mattarello e arrotolatelo partendo dal lato lungo. Sistemate i rotolini sulla placca rivestita con carta forno e lasciate lievitare ancora per 1 ora nel forno spento.


 Preriscaldate il forno a 200° e prima di infornarli fate dei tagli sui filoncini con la forbice. 


Dopo 15 minuti abbassate la temperatura a 180° e lasciateli cuocere per altri 10/15 minuti. Quando saranno ben dorati sfornateli e lasciateli raffreddare.
I nostri filoncini sono pronti per essere gustati!



Lo spuntino ideale: caciocavallo e coppa calabrese!