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mercoledì 31 marzo 2021

Quaresimali napoletani



Un'altra ricetta del periodo pasquale è quella dei quaresimali napoletani. Si tratta di biscotti semplici e gustosi che venivano preparati  nei conventi, durante il periodo quaresimale, dalle religiose che praticavano, più di tutti, il digiuno e l'astinenza. Questi biscotti erano perfetti perchè poveri di grassi animali potevano essere consumati senza commettere peccato.

Simili ai cantucci se ne differenziano perchè contengono cedro candito e vengono speziati con cannella, chiodi di garofano e noce moscata. Personale è l'aggiunta di arancia candita.

Ingredienti

250 gr di farina 00

250 gr di zucchero

1 uovo grande + 1 per spennellare

200 gr di mandorle tostate

cedro candito q.b.

arancia candita q.b.

un cucchiaino di pisto

un pizzico di vaniglia

un cucchiaino di  ammoniaca

acqua q.b.

Preparazione

In una ciotola mettete la farina, lo zucchero, l'uovo, l'ammoniaca, le spezie e cominciate a impastare. A questo punto versate una piccola quantità d'acqua, quanto basta per impastare gli ingredienti. Adesso incorporate le mandorle e la frutta candita. Impastate bene e poi formate dei filoncini che andrete a adagiare in una teglia ricoperta di carta forno. Spennellateli con l'uovo sbattuto e infornateli a 200° per 15/20 minuti. 


Trascorso il tempo sfornate i quaresimali e quando saranno freddi tagliateli a fette e infornateli nuovamente a 170° per 15 minuti.


Una volta sfornati e freddi potete conservarli in un barattolo.






 

giovedì 2 aprile 2020

Sgute calabresi


L'Italia nel Piatto, 2 Aprile: "Mamma, ho fame"

"Il cestino infilato al braccio era un vezzo da signorine al quale non avrei mai rinunciato".
Ognuno di noi ha nel proprio cassetto un cibo che ha in sè dei profumi e dei ricordi che con un solo morso hanno la capacità di portarti indietro nel tempo. E questo cibo per me è la cuzzupa che a seconda dei territori in Calabria prende nomi diversi: sgute, 'ngute, cudduraci, cuculi. Ma qualsiasi nome abbia questo dolce rappresenta la Pasqua, per essere corretti la mia Pasqua, prima di essere stata soppiantata da uova di cioccolato e colombe. Ma ne siamo proprio certi?
Nomi diversi ma anche impasti diversi: possono essere infatti lievitati o biscottoni di frolla.
L'origine di questi dolci è antica e ci ricorda le nostre discendenze greche. Anche le forme richiamano riti millenari che mescolano sacro e profano: 'a palumba (la colomba) simbolo della pace e dello spirito Santo; 'u panaredhu (il cestino) e 'a pupa (la bambola) per noi bambine; 'a cuddura  (la ciambella intrecciata)  simbolo di prosperità.
Durante la Settimana Santa i vicoli dei nostri borghi erano inondati da profumi provenienti dai forni a legna che non riposavano mai; nelle case i bambini si divertivano a decorare i propri dolci con le caramelline colorate mentre tra un'infornata e l'altra si veniva investiti un intenso profumo; tutto mentre nell'aria si sentiva il suono delle "tocche" che invitavano le persone a partecipare alle funzioni religiose.

Ingredienti
1 kg di farina 00
300 gr di zucchero
5 uova medie
150 gr di sugna oppure 100 ml di olio evo
50 ml di latte più altro per spennellare
20 gr di ammoniaca
buccia grattugiata di 1 limone
Per decorare: uova sode e diavolini colorati

Preparazione
Mettete in una ciotola capiente la farina, al centro versate le uova leggermente sbattute, la sugna sciolta e tiepida, il limone grattugiato, lo zucchero e l'ammoniaca sciolta in un poco di latte tiepido. Impastate e se l'impasto vi sembra duro aggiungete del latte. Fate riposare per mezz'ora in frigo. Trascorso questo tempo fate le forme che più preferite, ma ricordate che su questi dolci pasquali bisogna incastonare le uova sode, sempre in numero dispari però! Quindi rivestite le teglie con carta forno, adagiate le sgute, spennellatele con il latte oppure con l'uovo sbattuto e decoratele con i confettini colorati.



Infornate a 180° per 15/20 minuti fintanto che diventano dorati.







E adesso in giro per le altre cucine italiane

Valle d'Aosta: Coniglietti di Mecoulin di Cogne

Piemonte: Tramezzini alla piemontese con salsa tonnata e uova sode

Liguria: Le allegre paparelle ...di riso

Trentino Alto Adige: Wurstel sfiziosi con crauti

Veneto: Cicchetto: uova ripiene di primavera

Friuli Venezia Giulia: Lecca lecca di frico friabile

sabato 26 aprile 2014

La Cunfrunta e la fiera di Galilea



In occasione delle festività pasquali Soverato Superiore diventa la location delle tradizioni della Cumprunta e della Galilea. Riti, tramandati da secoli, che suscitano sempre tanta commozione e in cui si fondono religiosità e folklore.
Domenica mattina, alle 11,00 in punto, tutti nella piazza principale per assistere alla Cumprunta, l'incontro tra Maria e il Cristo Risorto. San Giovanni porta per ben tre volte la " buona novella" alla Madonna che, vestita a lutto, si muove per andare incontro al Figlio Risorto. Appena lo vede lascia cadere il mantello nero e si fa vedere spendente nel suo abito azzurro. L'incontro tra Madre e Figlio, anche se visto tante volte, è sempre commovente e a renderlo tale contribuiscono pure le campane che suonano a festa e le note liete della banda della città.


Martedì il trittico viene portato in processione nella marina. E' questa una tradizione antichissima che viene ancora rispettata e che ha lo scopo di riannodare il legame sacro tra la collina e il mare. Ma in serata i Santi ritornano e debbono ritornare nella chiesa matrice dalla quale sono partiti, altrimenti potrebbe succedere qualche sciagura ( così ci è stato tramandato ).
In questo giorno si svolge anche una storica fiera, che inizia il Lunedì dell'Angelo. Sono tante le persone che provenienti dall'hinterland soveratese si riversano nella cittadina jonica per curiosare ed acquistare. Certamente con il passare degli anni ha perso la sua tipicità divenendo una fiera globale, ma è possibile ammirare le ceramiche artistiche provenienti da Squillace e da Seminara e i mobili in vimini realizzati dai maestri di Soriano, un paesino delle Serre calabresi. Per non parlare poi delle nostre squisitezze alimentari. Insomma una passeggiata tra le bancarelle è d'obbligo, nonostante la grande confusione che vi regna. Per noi soveratani fare pasquetta significa proprio andare alla fiera, lo era una volta e lo è adesso.  Il pranzo si può consumare nei tanti ristoranti e nelle  pizzerie, ma se il tempo è bello l'ideale è fare il picnic sulla spiaggia. I nostri nonni facevano così, in attesa di risalire al paese con le statue si recavano sulla spiaggia per mangiare pane, salame e quanto altro le donne avevano portato nelle ceste. Il divertimento pure non mancava, oggi ci sono le giostre, ieri c'era l'albero della cuccagna sulla cui sommità erano appesi prodotti caserecci che naturalmente facevano gola a tanti. Ma prenderli era arduo, perchè il palo era scivoloso a causa del grasso di maiale chi vi si spalmava!
L'orgoglio, la fierezza delle proprie tradizioni e il desiderio di continuità fanno sì che ogni anno queste manifestazioni vengano rievocate grazie all'impegno e all'entusiasmo dei giovani che certamente possono contare sull'aiuto e l'esperienza dei più anziani.