sabato 4 febbraio 2023

Favi a maccu

 


'U maccu di fave, un piatto povero del meridione d'Italia, è una sorta di purè morbido che di solito si accompagna con pasta, cicoria saltata in padella o altre erbette di campo. Da noi in Calabria si usa preparare 'u maccu  con pomodoro e peperoncino per poi condirlo con un filo d'olio d'oliva (se olio santo ancora meglio), pecorino grattugiato e tocchetti di pane secco. A seconda della stagione e del gusto personale 'u maccu può essere realizzato sia con fave secche che fresche: in primavera si utilizzano le fave fresche e il macco in questo caso avrà un bel colore verde; durante il resto dell'anno si prediligono le fave secche che debbono essere lasciate a bagno per una notte prima di essere cotte. Il macco di fave è una vera bontà, un piatto della tradizione contadina salutare e molto nutriente. Le fave vengono cotte a lungo fino a spappolarsi e diventare morbidissime, cremose. Il significato del termine è proprio questo, ridurre in poltiglia, e deriva dal latino "maccare".

Si narra che 'u maccu di fave fosse considerato un tempo un piatto di buon auspicio: veniva infatti offerto dal signore terriero a tutti i contadini al termine del raccolto per festeggiare la fine del lavoro.

Quella che posto è la mia ricetta di famiglia, la preparava prima mia nonna, poi mia mamma e adesso il timone è passato a me. Niente verdure, niente pasta, unicamente un purè cremoso condito a crudo con olio d'oliva e arricchito con crostini di pane.

Ingredienti

fave decorticate
olio d'oliva
sale q.b.
crostini di pane

Preparazione

Lavate bene le fave e mettetele a bagno per una notte.


 La mattina seguente versate le fave in un tegame e copritele completamente d'acqua. Portate a bollore, eliminate la schiuma che si sarà formata, coprite con il coperchio e fate cuocere fintanto che le fave non risulteranno sfatte e cremose. Se preferite un macco più cremoso frullatelo con un frullatore ad immersione.
Regolate infine di sale e servite 'u maccu con un filo di olio d'oliva e crostini di pane.








giovedì 2 febbraio 2023

'A pasta chijna calabrese

 



2 Febbraio, L'Italia nel Piatto: La pasta al forno

La domenica non è tale in Calabria se non si prepara 'a pasta chijna, una preparazione antica e gustosa, un vero scrigno che contiene il tesoro dei mille sapori della mia terra. Ogni famiglia ha la sua ricetta ma 'a pasta chijna è un simbolo, da preparare con pazienza e passione. Non importa quanti gradi ci siano fuori, 40° oppure 0°, l'importante è che sul tavolo della festa  ci sia Lei, buona da mangiare anche fredda la sera, se per caso ne dovesse avanzare.

Di solito la prepariamo con gli ziti spezzati oppure con il tortiglioni, da un pò di tempo mi piace realizzarla con la pasta fresca in quanto assorbe maggiormente il condimento. Stavolta ho usato  le scilatelle, che in Calabria sono anche chiamate maccaruni cu ferru, fileia, strangugliaprieviti, firrazzul, scialatelli, a seconda del luogo di provenienza. Anticamente per arrotolare la pasta si usava il gambo della spiga del saracchio o disa, un arbusto che cresce nei terreni argillosi, successivamente vennero usati ferri da calza o ferretti di qualche ombrello rotto. Io uso uno spiedino di legno. Vi ricordo che il ferretto veniva dato in dote alle spose in quanto una brava moglie doveva saper fare almeno 12 tipi di pasta.

Il termine potrebbe derivare da "scialari" che nel dialetto calabrese significa essere felice. Insomma sicuramente gli antichi conoscevano ciò che oggi è spiegato scientificamente: il consumo di pasta aiuta la produzione della serotonina, l'ormone del buonumore.
Come tradizione vuole, questo tipo di pasta, fatto unicamente con farina di grano duro, acqua e sale, viene condita con ricchi sughi a base di pomodoro e carne di capra, di maiale e di vitello, ma anche con il pesce.
 Una goduria con tutte quelle polpettine, le uova sode, la buonissima soppressata e la scamorza che fila.

Ingredienti
- Per la pasta
300 gr di semola di grano duro
acqua tiepida q.b.
un pizzico di sale 
un filo d'olio evo
- Per il sugo
1 l di salsa di pomodoro
1 spicchio d'aglio
olio evo
sale q.b.
2 foglie di basilico
- Per le polpettine
200 gr di macinato di vitello
un pugno di mollica di pane
1 uovo
q.b. di pecorino grattugiato
sale q.b.
olio per friggere
Scamorza, soppressata calabrese, pecorino grattugiato, uova sode
Preparazione
Preparate le scilatelle: mettete sulla spianatoia la farina, l'olio e il sale e iniziate ad impastare aggiungendo l'acqua poco alla volta. Dovete ottenere un impasto sodo ed elastico. Fatelo riposare coperto per mezz'ora. Formate poi con la pasta tanti bastoncini, avvolgeteli attorno al bastoncino senza premere molto e con il palmo della mano "scilate" andando avanti e indietro sulla spianatoia. Sfilateli delicatamente e metteteli su un vassoio infarinato allineandoli.

Per le polpettine: in una ciotola versate la mollica di pane precedentemente ammollata e strizzata bene, la carne, il formaggio , l'uovo e il sale. Impastate con le mani finchè tutti gli ingredienti non si saranno amalgamati bene. Fate riposare e nel frattempo preparate in sugo.
In una pentola versate l'olio e lo spicchio d'aglio, appena prende colore aggiungete la salsa, il sale e le foglie di basilico. Fate cuocere a fuoco basso per circa trenta minuti e una volta pronto eliminate dal sugo lo spicchio d'aglio.



Adesso con molta pazienza formate le polpettine, grandi  quanto una nocciola e friggetele in abbondante olio caldo. Lessate le scilatelle in abbondante acqua salata nella quale verserete un filo d'olio, scolatele e versatele in una tegame capiente ( io una tiana ) che possa andare anche in forno. Conditele con una parte del sugo e aggiungete via via il pecorino, una parte delle polpettine e le uova sode, la scamorza e la soppressata precedentemte tagliuzzate. Amalgamate il tutto.
Sulla superficie distribuite le polpettine rimanenti, qualche mestolo di sugo e una spolverata di pecorino.


Infornate a 200° per 20 minuti circa e gustate 'a pasta chijna calda.


                     E adesso andiamo a curiosare nelle altre cucine d'Italia


Lombardia. Pizzoccheri con funghi e taleggio gratinati al forno 

https://www.pensieriepasticci.it/2023/02/pizzoccheri-con-funghi-e-taleggio-gratinati-al-forno.html 


Trentino-Alto Adige:  Schunchenfletz gratinati


Veneto: Pasticcio clandestino: lasagna di zucca e formaggi dei partigiani https://www.ilfiordicappero.com/2023/02/lasagna-zucca-e-formaggio.html


Friuli-Venezia Giulia.  Lasagne al ragù bianco e porri

http://www.lagallinavintage.it/2023/02/lasagne-al-ragu-bianco-e-porri.html 


Emilia-Romagna. Lo scrigno di Venere di Bruno Barbieri

https://zibaldoneculinario.blogspot.com/2023/02/lo-scrigno-di-venere-di-bruno-barbieri.html


Toscana. Pasta al forno toscana: le lasagne https://acquacottaf.blogspot.com/2023/02/pasta-al-forno-toscana-le-lasagne.html


Umbria. Lasagne al tartufo e salsiccia


Lazio. Gli stracci di Antrodoco

https://www.merincucina.it/2023/02/gli-stracci-di-antrodoco.html


Abruzzo. Timballo di maccheroni: la pasta al forno delle domeniche abruzzesi https://unamericanatragliorsi.com/2023/02/timballo-di-maccheroni-la-pasta-al-forno-delle-domeniche-abruzzesi.html/ 


Molise. Timballo molisano di maccheroni alla chitarra

https://tartetatina.it/2023/02/02/timballo-molisano-di-maccheroni-alla-chitarra/


Campania. Pasta e patate con la provola, al forno https://fusillialtegamino.blogspot.com/2023/02/pasta-e-patate-con-la-provola-al-forno.html 


Puglia. Ziti al forno                      

https://breakfastdadonaflor.blogspot.com/2023/02/ziti-al-forno.html                                                                                                                   

Basilicata: Pasta al forno con polpettine

https://www.quellalucinanellacucina.it/pasta-al-forno-ricetta-lucana-con-polpettine


Sicilia. Tagano di Aragona

https://www.profumodisicilia.net/2023/02/02/tagano-di-aragona/ 


Sardegna. Suppas

https://dolcitentazionidautore.blogspot.com/2023/01/suppas.html 



Pagina Facebook: www.facebook.com/LItaliaNelPiatto

Instagram: @italianelpiatto. https://www.instagram.com/italianelpiatto/



                          




              









domenica 29 gennaio 2023

Biscotti scrocchiarelli alle mandorle



Preparo questi biscottini spesso quando mi avanzano, da altre preparazioni, bianchi d'uovo. La ricetta l'ho trovata curiosando sul web e vi debbo confessare che è di una semplicità unica.

Gli scrocchiarelli o sfogliette come vengono pure chiamati sono biscotti preparati con pochissimi ingredienti, niente burro, niente olio e niente tuorli, per cui niente sensi di colpa se ne sgranocchiate più del dovuto. Hanno infatti una grossa colpa, sono talmente buoni che creano dipendenza e hanno perciò una durata limitata.

Inoltre sono molto facili da realizzare, si utilizza il quantitativo di albumi che si ha a disposizione e poi si aggiungono a parità di peso gli altri ingredienti.

Ingredienti

100 gr di albumi (all'incirca 4)

100 gr di zucchero

100 gr di farina

un pizzico di sale

100 gr di mandorle con la buccia

Preparazione

Montate gli albumi (a temperatura ambiente) in una ciotola con le fruste elettriche con lo zucchero e un pizzico di sale e lavorate fino ad ottenere una meringa lucida e ferma. Setacciate la farina e unitela alla meringa con una spatola, dal basso verso l'alto per non smontare il composto ed infine le mandorle.

Rivestite con la carta forno bagnata e strizzata uno stampo da plumcake da cm 20x10, versatevi il composto livellandolo per quanto possibile e infornate a 180° per 25/30 minuti.


Una volta sfornato fate raffreddare il panetto e togliete delicatamente la carta e servendovi di un coltello molto affilato o di un'affettatrice come ho fatto io tagliate delle fette sottilissime che disporrete su una teglia ricoperta con carta forno senza sovrapporle. Infornate i biscotti a 170° giusto il tempo che prendano colore e voltateli a metà cottura. 

Conservate i biscotti scrocchiarelli alle mandorle in un contenitore a chiusura ermetica per evitare che si ammorbidiscano.






martedì 24 gennaio 2023

Torta mandorle e arance

 


Soffice e golosa, la torta di mandorle e arance è un dolce buono, facile e veloce da preparare. Perfetta in questi giorni in cui siamo chiusi in casa per le temperature gelide. E poi le arance sono un frutto di stagione che in questo periodo arricchiscono le nostre case di profumo e colore! 

Una torta da credenza realizzata con uno degli abbinamenti più classici e apprezzati: agrumi e frutta secca. Un trionfo di delicata bontà, con il suo aroma agrumato e la sua morbidezza che vi conquisterà al primo morso.

Ingredienti

150 gr di farina 00

150 gr di mandorle spellate

150 gr di zucchero

3 uova

80 ml di olio di girasole

un'arancia grande oppure due piccole

1 bustina di lievito per dolci

50 gr di scorze di arance candite

zucchero a velo

Preparazione

Lavate bene l'arancia, asciugatela, grattugiatene la scorza e sprenetene il succo. In un robot versate le mandorle con un cucchiaio di zucchero preso dal totale e riducetele in polvere. Montate con le fruste elettriche le uova con lo zucchero e sbattetele fino ad avere un composto chiaro e spumoso. Aggiungete la scorza grattugiata dell'arancia, il succo e l'olio e sempre mescolando con la spatola versate la farina setacciata con il lievito e la farina di mandorle. Mescolate bene e unite la scorza candita tagliata finemente. 

Imburrate e infarinate una tortiera da 24 cm, versate l'impasto e cuocete nel forno preriscaldato a 180° per 40 minuti circa. Fate sempre comunque la prova dello stecchino. Una volta sfornata e fredda spolverate la torta di mandorle e arance con lo zucchero a velo.






martedì 17 gennaio 2023

Pitta filata di Conidoni



Fino a poco tempo fa non avevo mai sentito parlare di questa pitta che si è soliti preparare oggi a Conidoni di Briatico per la festa di San Giacomo Maggiore il 25 luglio. Una Pitta particolare per la sua forma "a ventaglio" che viene preparata con pochissimi ingredienti: farina di grano duro, acqua, olio, sale e fiori di sambuco secchi; una Pitta particolare che racconta l'ospitalità del popolo calabrese.

Narra la leggenda che la Pitta filata fu realizzata per la prima volta nel III secolo d.C. quando il console romano Marco Valerio passò da Conidoni dopo aver fatto prigioniera Zenobia, la regina di Palmira. Le persone del posto pensarono di allietare la permanenza realizzando questa Pitta fragrante e dal profumo di sambuco che ripresero a preparare  durante la dominazione spagnola.

La Pitta è composta da due sfoglie, una più piccola che costituisce la base e una più grande che viene stesa molto sottilmente e poi raccolta a mò di ventaglio dopo averla cosparsa di olio d'oliva e fiori di sambuco secchi. In seguito viene arrotolata e poggiata sull'altra sfoglia, legata con lo spago e messa a lievitare. La cottura ottimale si ottiene con il forno a legna preparato con rami di felci ma ...anche il forno elettrico dà buoni risultati.

Un'ultima curiosità, perchè si chiama Pitta filata? E' presto detto, nel dialetto calabrese il mattarello prende il nome dal suo uso, si chiama infatti filaturi.

Adesso andiamo in cucina a preparare la Pitta filata.

Ingredienti

500 gr di farina di grano duro

250/300 ml di acqua

10 gr di lievito di birra

olio q.b.

fiori di sambuco q.b.

10 gr di sale

spago da cucina

Preparazione

Sciogliete il lievito di birra in una parte dell'acqua presa dal totale. In una ciotola versate la farina, il lievito e a filo la restante acqua. In ultimo aggiungete il sale e continuate a lavorare fino ad avere un impasto omogeneo ed elastico che farete riposare per dieci minuti. Trasferite l'impasto sulla spianatoia infarinata e dividetelo in due parti (una leggermente più piccola dell'altra). La parte più piccola stendetela ad uno spessore medio mentre l'altra  filatela il più sottile possibile e cospargetela di olio evo e fiori di sambuco. Infine arrotolatela, adagiatela sulla base e con lo spago unite le due sfoglie. 









Fate lievitare fino al raddoppio e poi infornate a 200 ° per 30 minuti circa. Una volta sfornata potete spennellarla con altro olio. 














La Pitta filata è buona sia calda che tiepida e potete gustarla con l'insalata di pomodori, peperoni fritti o anche così da sola. 



domenica 8 gennaio 2023

Ciambella dei Re Magi, Roscon des Reyes



Avete per caso reminiscenze di ricordi lontani legati ai sapori semplici e tradizionali di un tempo e nostalgia per quelle preparazioni che stanno scomparendo? Vi consiglio allora di realizzare questa ciambella semplice e sofficissima, simile a una brioche e di grande effetto che piacerà a tutti. 

Il Roscon des Reyes è un dolce spagnolo che per tradizione si usa mangiare nella notte dei Reyes Magos o il giorno dell'Epifania e nel quale si trova una piccola sorpresa come nella Galette des Rois (qui)

Si racconta che questa ciambella sia legata alle celebrazioni pagane dei Saturnali che si celebravano a Roma intorno al solstizio d'inverno per celebrare la vittoria della luce sull'oscurità. A quei tempi si racconta che il Roscon venisse preparato con la zucca in modo da ricordare per il colore il sole e anche  con fichi, datteri e miele. Ingredienti questi che non troviamo nel Roscon di oggi che presenta si una forma circolare ma ricoperta di canditi e granella di zucchero. La sorpresa non è più il fagiolo o la fava di un tempo, oggi si nasconde una mandorla oppure una piccola sorpresa come quella dell'uovo di Pasqua. Chi la trova diventa re per un giorno ... in alcune zone però il re è sfortunato, deve pagare infatti la ciambella a chi l'aveva comprata. 

Ingredienti

300 gr di farina 00

300 gr di farina manitoba

3 uova

20 gr di lievito di birra fresco

150/200 ml di latte

150 gr di zucchero

120 di burro morbido

buccia grattugiata e succo di un'arancia

un cucciaio di miele di mandarino

un pizzico di sale

una mandorla come sorpresa

* per decorare

1 tuorlo + latte

arance e ciliegie candite

granella di zucchero

Preparazione

Preparate un lievitino e con 100 ml di latte e 100 gr di farina presi da totale. Mescolate con un cucchiaio e fate lievitare per qualche ora. Alla fine l'impasto si presenterà pieno di bollicine.

Preparate adesso l'impasto, io ho utilizzato la planetaria munita di gancio ma si può lavorare tranquillamente a mano. Nella ciotola inserite il resto della farina e del latte,lo zucchero e il lievitino. Fate andare la macchina e poi pian piano aggiungete le uova (uno alla volta), la buccia e il succo dell'arancia, il miele ed infine il burro morbido e il sale. A fine lavorazione, circa 15 minuti, trasferite l'impasto sulla spianatoia, inserite la mandorla e lavoratelo fino ad avere un impasto liscio e non appicicoso. Lasciate lievitare in un luogo tiepido fintanto che non raddoppia di volume. Trascorso il tempo date all'impasto la forma della ciambella, sistematelo in un contenitore imburrato e infarinato (28 cm) e fatelo lievitare di nuovo. Infine spennellatelo con il tuorlo sbattuto con il latte, decoratelo con la frutta candita e lo zucchero e infornatelo a 180° per almeno trenta minuti. 


Una volta pronta la Ciambella dei Re Magi sfornatela, fatela raffreddare e poi spolveratela con lo zucchero a velo.






Sotto la campana il Roscon des Reyes si mantiene per più giorni e potrete consumarlo con il latte oppure semplicemente al naturale per assaporare la sua morbidezza e il profumo agrumato.



lunedì 2 gennaio 2023

Suzu calabrese



L'Italia nel Piatto, 2 Gennaio: Consumo consapevole in una ricetta regionale

Per questo appuntamento del 2023 ho pensato di parlarvi di una preparazione ottenuta dalla lavorazione della carne del maiale. Una lavorazione che possiamo definire giustamente simbolo del consumo consapevole.

 " Do porcu non si jetta nenti" ( del maiale non si butta nulla) dicevano con orgoglio le persone anziane. Si, perchè le mani pazienti e sapienti di uomini e donne riuscivano a trasformare ogni parte di carne in qualcosa di molto buono e genuino.

'U suzu o anche ielatina è un prodotto povero della cucina calabrese che nasce con l'obiettivo di utilizzare alcuni scarti della macellazione del maiale. Si tratta di una gelatina realizzata con le cotenne, la carne della testa (escluse le parti molli), dei zampetti, delle orecchie e della coda.

Un tempo nelle aree interne della Calabria ogni famiglia allevava uno o più maiali e nessuna parte doveva andare perduta dopo la macellazione: tutto veniva utilizzato per avere delle provviste necessari per un anno. La saga del maiale era una vera e propria festa di condivisione e convivialità: amici, parenti e vicini di casa prendevano parte al lavoro che durava circa una settimana e che terminava con un pranzo pantagruelico in cui il piatto principe era 'a coddara contornata da vroccoli affucati e provviste sottolio.

Per realizzare il suzu le diverse parti che servono vengono lavate minuziosamente, poi raschiate, depilate e sbiancate con sale e limone. A questo punto tutto viene messo a bollire con acqua abbondante per circa 2/3 ore, dopodichè le parti solide vengono disossate e bollite e, seguendo una particolare procedura, rimesse a bollire con l'aggiunto del brodo rilasciato dalla carne stessa e aceto di vino bianco. A fine lavorazione la gelatina viene conservata in contenitori di vetro in un luogo fresco e asciutto. Un tempo si privilegiavano i contenitori di cotto e si cosporgeva la superficie con della sugna, a mò di tappo. Il prodotto finito ha un colore bianco/grigio oppure rosso se si aggiuge molto peperoncino; il gusto è gelatinoso e l'aceto gli conferisce un sapore fresco.

Il Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali ha inserito il Suzu nei PAT della regione Calabria.

'U suzu ielatina rimane uno dei prodotti tipici più antchi della Calabria. Trae infatti le sue origini dalla Magna Grecia, periodo in cui la lavorazione del maiale era una delle attività più redditizie.  Le prime tracce delle sua produzione risalgono al 1600 grazie all'opera di Padre Giovanni Fiore di Cropani che documentò le tradizioni culinarie di tutta la regione.

La mia versione è un pò diversa dall'originale, non macellando un maiale compro la carne e così preferisco aggiungere qualche zampone.

Ingredienti

uno zampone

2/3 cotiche

2 zampetti

foglie d'alloro

peperoncino piccante

aceto di vino bianco

sale q.b.

2/3 limoni

Preparazione

Raschiate per bene i pezzi di carne e poi teneteli a bagno in acqua fredda per un paio d'ore con fettine di limone. Di seguito metteteli a bollire in una pentola capiente con abbondante acqua salata e qualche foglia d'alloro fintanto che la carne non si staccherà dall'osso. Togliete la carne dal brodo (che andrà schiumato) e tagliatela a pezzetti scartando i frammenti di osso. Filtrate il brodo e misuratelo, calcolando che per ogni due parti di brodo ne occorrerà una di aceto. Versate brodo e aceto in un recipiente, ponetelo sul fuoco e aggiungete il peperoncino (la quantità è personale), l'alloro e il sale. Quando il brodo sarà bollente spegnete e regolate di sale e aceto. Una volta intiepidito versatelo sulla carne. Sistemate il composto in contenitori di vetro e ricordate che la carne va coperta completamente con il brodo. Fatto ciò lasciate riposare per una giornata in modo che la gelatina si solidifichi. Una volta fredda si copre e si conserva in un luogo fresco per pochi giorni altrimenti si può conservare in frigo.


Il suzu si consuma tagliato a fetto con un contorno di verdure cotte e crude.






Nelle cucine d'Italia si respira un'aria improntata ad un consumo consapevole

Valle d’Aosta. 

Piemonte.

Liguria. coste di bietole ripiene 

https://arbanelladibasilico.blogspot.com/2023/01/coste-di-bietole-ripiene-per-litalia.html

 

 

Lombardia. Pancotto Lombardo all'uovo - Pancott maridàa https://www.pensieriepasticci.it/2023/01/pancotto-lombardo-alluovo-pancott-maridaa.html 

 

Trentino-Alto Adige. La Panada
https://profumiecolori.blogspot.com/2023/01/la-panada.html

 

Veneto. Tacos con insalata radicchio, fagioli e nervetti https://www.ilfiordicappero.com/2023/01/insalata-di-nervetti.html

 

Friuli-Venezia Giulia. 

Lesso rifatto
http://www.lagallinavintage.it/2023/01/consumo-consapevole-la-mia-ricetta-per.html

 

 

Emilia-Romagna  Collo di gallina ripieno https://zibaldoneculinario.blogspot.com/2023/01/collo-di-gallina-ripieno.html

 

 

Toscana. Trippa alla montalcinese con lo zafferano https://acquacottaf.blogspot.com/2023/01/trippa-alla-montalcinese-con-lo.html

 

Umbria. Fave con le cotiche 

https://www.dueamicheincucina.it/2023/01/fave-con-le-cotiche.html 

 

Marche.  Torta di pane

https://www.forchettaepennello.com/2023/01/torta-di-pane.html

 

 

Lazio. La minestra di pane sotto

https://www.merincucina.it/2023/01/minestra-di-pane-sotto.html

 

Abruzzo. Pane in galluccio: ricetta tipica abruzzese https://unamericanatragliorsi.com/2023/01/pane-in-galluccio-ricetta-tipica-abruzzese.html/ 

 

Molise. Pancotto alla contadina molisano

https://tartetatina.it/2023/01/02/pancotto-alla-contadina-molisano/

 

Campania. Involtini di cotiche di maiale

https://fusillialtegamino.blogspot.com/2023/01/involtini-di-cotiche-di-maiale.html 

 

Puglia. Fegato all’arancia https://breakfastdadonaflor.blogspot.com/2023/01/fegato-allarancia.html

 

Basilicata. Acquasale con lampascioni https://www.quellalucinanellacucina.it/acquasale-con-lampascioni-e-peperoni-cruschi 

 

Calabria. Suzu calabrese

https://ilmondodirina.blogspot.com/2023/01/suzu-calabrese.html 

 

Sicilia. Pane fritto alla Siciliana

https://www.profumodisicilia.net/2023/01/02/pane-fritto-alla-siciliana/ 

 

Sardegna. Su Pani Indorau

https://dolcitentazionidautore.blogspot.com/2023/01/su-pani-indorau.html 

 

Pagina Facebook: www.facebook.com/LItaliaNelPiatto

Instagram: @italianelpiatto. https://www.instagram.com/italianelpiatto/