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giovedì 2 aprile 2020

Sgute calabresi


L'Italia nel Piatto, 2 Aprile: "Mamma, ho fame"

"Il cestino infilato al braccio era un vezzo da signorine al quale non avrei mai rinunciato".
Ognuno di noi ha nel proprio cassetto un cibo che ha in sè dei profumi e dei ricordi che con un solo morso hanno la capacità di portarti indietro nel tempo. E questo cibo per me è la cuzzupa che a seconda dei territori in Calabria prende nomi diversi: sgute, 'ngute, cudduraci, cuculi. Ma qualsiasi nome abbia questo dolce rappresenta la Pasqua, per essere corretti la mia Pasqua, prima di essere stata soppiantata da uova di cioccolato e colombe. Ma ne siamo proprio certi?
Nomi diversi ma anche impasti diversi: possono essere infatti lievitati o biscottoni di frolla.
L'origine di questi dolci è antica e ci ricorda le nostre discendenze greche. Anche le forme richiamano riti millenari che mescolano sacro e profano: 'a palumba (la colomba) simbolo della pace e dello spirito Santo; 'u panaredhu (il cestino) e 'a pupa (la bambola) per noi bambine; 'a cuddura  (la ciambella intrecciata)  simbolo di prosperità.
Durante la Settimana Santa i vicoli dei nostri borghi erano inondati da profumi provenienti dai forni a legna che non riposavano mai; nelle case i bambini si divertivano a decorare i propri dolci con le caramelline colorate mentre tra un'infornata e l'altra si veniva investiti un intenso profumo; tutto mentre nell'aria si sentiva il suono delle "tocche" che invitavano le persone a partecipare alle funzioni religiose.

Ingredienti
1 kg di farina 00
300 gr di zucchero
5 uova medie
150 gr di sugna oppure 100 ml di olio evo
50 ml di latte più altro per spennellare
20 gr di ammoniaca
buccia grattugiata di 1 limone
Per decorare: uova sode e diavolini colorati

Preparazione
Mettete in una ciotola capiente la farina, al centro versate le uova leggermente sbattute, la sugna sciolta e tiepida, il limone grattugiato, lo zucchero e l'ammoniaca sciolta in un poco di latte tiepido. Impastate e se l'impasto vi sembra duro aggiungete del latte. Fate riposare per mezz'ora in frigo. Trascorso questo tempo fate le forme che più preferite, ma ricordate che su questi dolci pasquali bisogna incastonare le uova sode, sempre in numero dispari però! Quindi rivestite le teglie con carta forno, adagiate le sgute, spennellatele con il latte oppure con l'uovo sbattuto e decoratele con i confettini colorati.



Infornate a 180° per 15/20 minuti fintanto che diventano dorati.







E adesso in giro per le altre cucine italiane

Valle d'Aosta: Coniglietti di Mecoulin di Cogne

Piemonte: Tramezzini alla piemontese con salsa tonnata e uova sode

Liguria: Le allegre paparelle ...di riso

Trentino Alto Adige: Wurstel sfiziosi con crauti

Veneto: Cicchetto: uova ripiene di primavera

Friuli Venezia Giulia: Lecca lecca di frico friabile

venerdì 23 giugno 2017

Frittata dell'orto




Questa è una di quelle ricette che porto nel cuore, una ricetta che sa di casa, di famiglia e di profumi campestri. Dal nostro mondo contadino eccovi una frittata estiva, semplice, rustica e saporita che conquista il palato di grandi e piccini, che può essere gustata sia calda che fredda e che utilizza pochi e semplici ingredienti, tutti rigorosamente a km 0.
Ingredienti
4 uova
1 patata
2 zucchine
5 fiori di zucchina
pecorino grattugiato
basilico
 menta
prezzemolo
sale q.b.
olio evo
Preparazione
Sbucciate le patate, spuntate le zucchine e poi tagliatele a rondelle sottili.
Lavate i fiori, eliminate il pistillo e riduceteli a strisce con le mani.
In una ciotola capiente versate le uova e sbattetele, unite le verdure, il pecorino, il basilico, il prezzemolo e la menta spezzettati e il sale. Mescolate gli ingredienti tra loro e fate riposare per un dieci minuti.


In una padella scaldate due cucchiai di olio e versatevi il composto di uova e verdure. Quando la frittata comincia a rapprendersi rigiratela con l'aiuto di un piatto e fatela terminare di cuocere a fuoco dolce. Quando avrà un bel colore dorato e la forchetta si infilerà facilmente trasferite la frittata su un piatto da portata, tamponandola con carta assorbente da cucina.
Buon appetito!



giovedì 10 luglio 2014

Frittata di patate e cipolle



Questa è una di quelle ricette che fanno parte del mio patrimonio genetico. E' una ricetta che adoro, che rappresenta il mio cavallo di battaglia, che sa di casa. E' semplice e appetitosa; è buona calda o fredda, a pranzo o a cena. Sempre.
Ingredienti
4  patate medie
2 cipolle rosse di Tropea
6 uova
pecorino calabrese grattugiato
sale q.b.
olio evo
salsa di pomodoro
nduja
caciocavallo silano.
Preparazione
Preparate un sughetto facendo rosolare un pò di cipolla in un tegamino, aggiungete della salsa di pomodoro e della nduja ( non esagerate) e fate cuocere dolcemente per 10 minuti circa.
Sbucciate, lavate e tagliate a spicchi le patate e le cipolle. Scaldate l'olio in una padella antiaderente, versate il tutto, fate rosolare e continuate la cottura.


Nel frattempo sbattete le uova, salatele e aggiungete il pecorino grattugiato.Quindi versate il composto direttamente nella padella e continuate la cottura a fuoco lento in modo che la frittata possa cuocersi in modo uniforme anche all'interno. Giratela con l'aiuto di un piatto per avere la stessa doratura da entrambi i lati.


Quando sarà ben cotta fatela scivolare su un piatto che possa andare in forno,versate sulla sua superficie il sugo già pronto e scaglie di caciocavallo. Infornate per pochi minuti, finchè il formaggio non si è sciolto.
Gustatela tiepida con una buona insalata di pomodori alla calabrese.




giovedì 15 maggio 2014

Pizza soffice con salsiccia, pecorino fresco e uova all'occhio di bue






Un titolo lunghissimo per questa ricetta super collaudata davvero gustosa e molto mediterranea. Gli ingredienti della farcitura provengono infatti dal mio territorio anzi  posso tranquillamente affermare che sono a Km 0 . Ai miei piace moltissimo, è soffice, saporita e quello che più conta costa pochissimo: per le dosi sotto indicate non ho speso più di 5 euro. Possiamo considerarlo un piatto unico e con un contorno di verdure risolve la cena.
Ingredienti
Per la pasta
350 gr di farina di semola di grano duro
1 cucchiaino di sale
10 gr  di lievito di birra
2 cucchiai di olio evo
acqua qb

Per la farcia
150 gr di salsiccia calabrese
150 gr di pecorino fresco
2 uova
1 cucchiaio di nduja
200 gr di pelati
2 cipollotti
sale qb
origano
olio evo
La farcia l'ho utilizzata per una tortiera di 26 cm, con il resto della pasta ho preparato un'altra pizza.

Preparazione
Preparate la pasta e mettetela a lievitare ( io l'ho preparata nel primo pomeriggio per usarla poi in serata, circa 5 ore ).



In una padella versate l'olio e i cipollotti tagliuzzati finemente, fate rosolare e poi aggiungete la nduja e i pelati che avrete schiacciato con le mani. Salate e continuate la cottura per 15 minuti circa. Il sughetto deve essere leggero.

Spellate la salsiccia e tagliuzzatela e riducete il formaggio a dadini.



Riprendete la pasta, lavoratela per qualche minuto e poi stendetela in una teglia unta d'olio. Ricopritela con il sugo e spolverizzate con l'origano. Scaldate il forno a 200°, infornatela e lasciatela cuocere per 15/20 minuti.



Estraete la pizza dal forno, versatevi le uova, la salsiccia e il pecorino. Salate e portate a termine la cottura fino a quando gli albumi si rapprendono. Servite subito.





Buon appetito!

martedì 8 aprile 2014

La cuzzupa e la tradizione





Non c'è calabrese che, ancora oggi durante le festività pasquali, non voglia degustare " a cuzzupa", il dolce tradizionale per eccellenza che arricchisce da sempre le nostre tavole nel giorno di Pasqua. Durante la Settimana Santa oltre a partecipare ai diversi riti religiosi , ci si dedica alla preparazione dei dolci tradizionali,  molto gustosi e dal grande valore simbolico. La loro origine si perde nella notte dei tempi. Anticamente la cuzzupa veniva usata come pane per il viaggio in memoria dell'esodo degli Ebrei dall'Egitto. Era un dolce povero che veniva preparato con farina di grano e zucchero, ma spesso questi ingredienti inaccessibili ai più venivano sostituiti con farina di granturco e mosto cotto o miele di fichi. Caratteristica di questo dolce è la presenza delle uova come simbolo della rinascita, della fecondità e della forza rigeneratrice. Il Venerdì Santo, si racconta che,  la preparazione delle cuzzupe veniva sospesa perchè era vietato mangiare carne e manipolare prodotti di origine animale, come la sugna, ingrediente indispensabile per la loro preparazione. Anche il lievito naturale " u lavatu "  era necessario per la loro preparazione e lo scambio di questo prodotto  fra parenti e vicini di casa, creava un circuito di condivisione. Chi aveva donato il lievito riceveva il dolce. In questo modo oltretutto si potevano gustare sempre le cuzzupe appena uscite dal forno. Le nostre nonne si sbizzarrivano a modellare varie forme, c'era il cestino per le bambine, la esse, la treccia, ma la più apprezzata era la corona con 7 uova che doveva essere regalata al fidanzato , perchè il numero 7 era considerato il simbolo del legame e della stabilità. Quella di oggi è la cuzzupa catanzarese, diversa come impasto dalla cuzzupa che facciamo a Soverato.  Si tratta infatti di una pasta molto simile alla frolla come consistenza, molto friabile. Questi biscottoni proposti in forme fantasiose e decorati con uova sono ottimi da mangiare così oppure inzuppati nel latte.
Ingredienti
1 kg di farina circa
400 gr di zucchero
6 uova + alcune per decorare e spennellare
200 gr di sugna oppure olio evo.
100 di latte
2 bustine di lievito
buccia grattugiata di 2 limoni 
Preparazione
Sbattete le uova con lo zucchero, aggiungete il latte e la sugna sciolta.



 In una ciotola a parte setacciate la farina con il lievito, aggiungete la buccia grattugiate dei limoni e gradualmente incorporate gli ingredienti liquidi.



 Lavorate il tutto cercando di ottenere un impasto morbido ed elastico. A questo punto potete dare sfogo alla vostra fantasia, ma sempre nel rispetto della tradizione, modellando le cuzzupe. Prima di infornare a 180° per 20/30 minuti, spennellate con un uovo sbattuto con un pò di zucchero.



 Se desiderate potete aggiungere i coriandolini di zucchero.  Nella tradizione catanzarese le cuzzupe sono ricoperte con l' " annaspo ", una miscela di acqua e zucchero.




Scusate la lunghezza del post, ma lo sapete che amo le tradizioni e mi piace trasmetterle. Sono la nostra identità, il nostro passato, ma debbono essere soprattutto lo stimolo per andare avanti e costruire un futuro migliore.